Negozi schierati contro Monti
GUERRA DEGLI ORARI. Domani sarà un'altra domenica di caos tra aperture e chiusure in attesa che si esprima il Tar. L'Ascom lancia una campagna per criticare le liberalizzazioni. Scoppia la bagarre tra le piccole botteghe e i centri commerciali
Altra domenica, altra guerra. Continua il caos liberalizzazioni. Domani si prospetta un'altra giornata di protesta e contrapposizione tra i negozianti e i grandi centri commerciali. Una battaglia a distanza che è destinata a durare ancora qualche settimana. Da una parte ci sono i commercianti, che non hanno mai nascosto il proprio disappunto contro la manovra del Governo Monti che lascia libertà sugli orari di apertura e chiusura. Dall'altra parte della barricata si schierano compatte le grandi catene di distribuzione, che continuano ad alzare la serranda nel settimo giorno della settimana, in attesa della decisione del Tar. SCONTRI. Il clima non è sereno. E le iniziative di protesta si susseguono. Domenica scorsa sono state le commesse ad alzare la voce, scioperando contro la grande distribuzione con un sit-in davanti all'Auchan. Ora tocca agli stessi negozianti, coordinati dalla Confcommercio, con una vera e propria campagna di protesta. CARTELLI. Nei giorni scorsi l'associazione dei commercianti ha distribuito in tutto il Veneto alcune locandine che attaccano la deregulation che, a dire dei negozianti, avrà conseguenze gravi sui punti vendita tradizionali. L'iniziativa è organizzata dalla Confcommercio regionale ed è sostenuta dalla confederazione vicentina che ha consegnato migliaia di manifesti, chiedendo poi agli associati di esporre il documento nelle vetrine o all'interno delle attività imprenditoriali. Il messaggio di protesta è chiaro: «Presidente Monti - si legge - pensi a liberalizzazioni davvero utili: energia, finanza, credito, poste, infrastrutture. La liberalizzazione del commercio non crea ricchezza, distrugge la pluralità dell'offerta distributiva, desertifica i centri storici, penalizza i titolari e i dipendenti del commercio. Non serve a salvare l'Italia». Secondo Confcommercio la liberalizzazione «estrometterà dal mercato i negozi tradizionali a vantaggio della grande distribuzione organizzata, portando con sè effetti negativi su altri fronti, come la vita dei centri storici delle città». PUBBLICITÀ. C'è chi ribadisce la propria posizione con locandine di protesta e chi usa i manifesti per approfittare della situazione. I grandi centri commerciali non si fermano e continuano a tenere le porte aperte, pubblicando i propri orari sulla carta stampata e sui cartelloni stradali. «Domenica 5,12 e 19 febbario aperto», si legge. All'appello manca ovviamente il giorno 26. E un motivo c'è. TAR. Sì, perché al momento è ancora aperto il fronte tra Governo, Tar e Regione Veneto. Oggetto del contendere è l'applicabilità della legge regionale del 27 dicembre, in materia di orari dei negozi, che di fatto limita la liberalizzazione voluta da Monti. Confcommercio si appresta ad affiancare la Regione Veneto nel far valere, in sede di Corte Costituzionale la competenza regionale. La decisione del tribunale amministrativo regionale è attesa per il 22 febbraio. Fino a quella data sarà possibile scegliere se aprire o meno la domenica.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Tweet Segui @GiornaleVicenza
1 TigrePerla 05/02/2012 16:29 8 commenti
Chissa se siamo o meno nelle mani della poja!