«Caro Monti, giù le mani dalla Provincia»

CONSIGLIO UNIFICATO. Ok unanime al mantenimento dell'ente; sì alla riforma del sistema. In Aula presenti le categorie economiche, assenti parlamentari e sindacati. Ciambetti: «La giunta Zaia  ha già dato l'assenso al ricorso alla Corte Costituzionale. Spetta alla Regione organizzare»
01/02/2012
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Un momento del Consiglio provinciale che si è svolto ieri a palazzo Nievo. COLORFOTO

Vicenza. “No all'Italia senza Province”. Questo il titolo dell'ordine del giorno che il Consiglio riunitosi ieri a palazzo Nievo ha votato all'unanimità dopo oltre tre ore di discussione. Questo stesso documento è stato portato in contemporanea in tutti i Consigli veneti e italiani. L'obiettivo è quello di mandare un segnale al Governo: «Tra Regione e Comuni esiste un ente che ha funzioni importanti e che non va svuotato o abolito senza pensare ad una riforma del sistema». Un fronte ampio - Pd, Pdl, Lega, Vicenza Libera, Veneto Libero (assenti annunciati Udc, Ppe e Quero del Pd) - che aveva motivazioni diverse. All'incontro l'assessore regionale Roberto Ciambetti che ha annunciato: «La Giunta Zaia ha approvato il ricorso alla Corte Costituzionale, dopo Piemonte e Lombardia. Nel testo di Monti noi crediamo ci siano delle incongruenze come le competenze sulle funzioni degli enti locali che in realtà spettano alla Regione. Il Governo poi nel prendere questa decisione, non si è raffrontato con i vari livelli. Noi riteniamo sia doveroso un percorso di riforma, comprese le prefetture, ma che va condiviso». Il vicepresidente Dino Secco (Schneck assente per malattia): «Il futuro immediato? Upi e politica stanno lavorando per dare una proroga a questa amministrazione in scandenze a breve, per non far scattare il commissariamento» TAPPE. Intanto sarà la Regione, come ha ricordato l'avvocato Dario Meneguzzo ad apertura di seduta, «ad essere chiamata, stando al decreto “Salva-Italia” a decidere sul trasferimento delle funzioni delle Province entro dicembre. Ma non sarà impresa facile: le Province sono anche identità culturale: vorrà pur dire qualcosa se i vicentini si sentono vicentini e non bresciani. Se i ricorsi alla Corte Costituzionale non porteranno risultati utili, la sorte delle Province dipenderanno dalle decisioni che verranno prese a Venezia e a Roma. E su questo si può ancora avere voce in capitolo». CATEGORIE. All'incontro erano stati invitati tutti i rappresentanti della società berica. Assenti sindacati e parlamentari. C'erano invece Roberto Travaglini di Confindustria. E Agostino Bonomo, Presidente Confartigianato Vicenza che ha dichiarato: «Le imprese e i cittadini chiedono che l'Italia riformi il suo apparato istituzionale e che diminuiscano i livelli autorizzativi. Ma qui manca un disegno preciso: non si sa dove si sta andando e nel frattempo si vogliono eliminare le Province che rappresentano un elemento di organizzazione del territorio». Sulla stessa linea Diego Meggiolaro, presidente Coldiretti: «Con le Province si rischia di abolire un ponte fra i cittadini e le istituzioni di rango superiore. Giusto definire le competenze, ma in una riforma che interessi tutti i livelli di governo».  COMMENTI. Quindi il via alla discussione moderata dal presidente del Consiglio Valter Gasparotto. Pietro Magaddino (Pdl): «Andiamo a fare le guerre per portare la democrazia e qui togliamo la libertà di avere un rappresentante. Non è costituzionale chiudere le Province». Luciano Lago (Pdl): «È il metodo che contesto: le leggi non le fa il Governo, ma il Parlamento e quando capita non può far altro che porre la fiducia. Questa è la democrazia in Italia che non va». Emilio Franzina (Vicenza Libera): «Ma allora cosa diavolo ci siamo stati a fare qui in questi anni? Il fatto è che si vuole eliminare la Provincia come simbolo delle spreco. Ma serve una riforma prima». Arrigo Abalti (Pdl): «Finalmente le Province hanno raddrizzato la schiena dopo mesi di masochismo istituzionale. Noi la politica del risparmio l'abbiamo praticata, eccome, ben prima di Monti». Massimo Zerbo (Lega): «Quando si parla di sprechi da parte di altre Province si intendono quelle del Sud. Noi abbiamo il coraggio e l'onestà di dirlo. Il fatto è che Monti il decreto doveva chiamarlo “Salva Padania” perché se viene a mancare la benzina alle imprese del Nord e agli enti del Nord, l'Italia va a rotoli. E dove sono finiti i costi standard del federalismo? Sarebbe ora di metterli in pratica o non si andrà lontani». Eleutherios Prezalis (Pdl): «I tempi sono cambiati: non si tratta di abolire, ma di aggiornare questo ente. Il decreto Monti è frutto di demagogia ed è nato dall'antipolitica che in questo momento va tanto di moda. Voto a favore». Precisa Collareda (Pd): «Anche noi votiamo a favore, ma perché questo documento è lontano da quello che si voleva approvare a Treviso: dà prospettive e idee».

Cristina Giacomuzzo

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11 alberto1966 01/02/2012 14:53 74 commenti

patetici....

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