Crac Anzolin, buco di 8 milioni
Scatta la denuncia

IL CASO. I creditori fanno i conti con un concordato che pagherà il 20%. Mentre il gossip nazionale "insegue" l'imprenditore ed Heather Parisi, arrivano al pettine i nodi dell'insolvenza
15/07/2011
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Un'immagine sorridente di qualche tempo fa di Umberto Anzolin e la soubrette Heather Parisi

I debiti ammontano a più di 12 milioni di euro, mentre all'attivo il commissario giudiziale si augura di portare in cassa, bene che vada la vendita del capannone coi chiari di luna dell'immobiliare industriale, almeno 4,5 milioni. La differenza, cioè il buco, si aggirerebbe sugli 8 milioni.
In queste tre cifre c'è la sintesi del tracollo della "Conceria Anzolin spa", un'azienda storica del distretto che fino al 2009 pur tra le obiettive difficoltà del settore, godeva di una riconosciuta credibilità costruita soprattutto da Roberto Anzolin, naufragata nel volgere di un anno e mezzo, dopo che le redini sono completamente passate al figlio Umberto, il quale fino all'anno scorso era stato presidente della sezione concia di Confindustria.
Ora la società in liquidazione è sottoposta al concordato preventivo, omologato dal tribunale, ma sui numeri col trascorrere dei mesi c'è ancora tanta incertezza.
È la stessa che circonda Umberto Anzolin e la compagna Heather Parisi, che hanno preferito allontanarsi dalla vallata del Chiampo, anche se qualcuno li vuole molto più vicini dell'Estremo Oriente, dove avevano vissuto fino a qualche tempo fa.
La soubrette e l'imprenditore adesso sono al centro del gossip nazionale, con i cronisti dei settimanali rosa alla caccia di retroscena sul loro appariscente glamour, che se prima del tracollo aziendale era visto come forma di esibizionismo, adesso è giudicato severamente, per i problemi economici che si sono lasciati alle spalle, seminando piccoli e grandi disagi in chi è stato danneggiato. Su quei debiti indaga la procura, che ha iscritto Anzolin, 48 anni, sul registro degli indagati, perché chiamato in causa dall'imprenditore Giorgio Visonà Dalla Pozza (assistito dall'avv. Elena Peron), che dopo avergli concesso fiducia, ha constatato che alle parole rassicuranti non seguivano fatti. Un anno fa sono stati portati i libri in tribunale per un'insolvenza ormai conclamata. Del resto, quando il commercialista Domenico Ruzzene, nominato dal tribunale commissario nell'estate di un anno fa, informa i tanti creditori della conceria che i giudici hanno aperto la strada del concordato, scrive nero su bianco che i creditori privilegiati (per 2 milioni di euro) saranno rimborsati interamente e i chirografari (per 10 milioni) invece saranno soddisfatti nella percentuale del 76,69%.
Con questi numeri il concordato è passato in carrozza, ma dopo qualche mese si è visto che racchiudevano un'utopia. Erano irrealizzabili. La soglia si è così abbassata al 46%, ma anche di recente l'asta per la cessione del fabbricato industriale non ha raggiunto gli obiettivi del concordato. Così una stima più attendibile fa ritenere che i creditori incasseranno al massimo il 25%, per un dissesto, viste le modalità, che fa storce il naso a troppi. Sul quale indaga il magistrato.

Ivano Tolettini




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