Tricolore sulla giacca e Leone listato a lutto
Scontro tra i banchi della Provincia

COMMEMORAZIONI E BARUFFE. Insulti, pugni sul tavolo e urla. «Pagina triste della politica». Lega: «Bandiera veneta abbrunata. Siamo in dittatura». Martini (Pdl) decisa: « La spilla non la tolgo». Il Pd esce dall'aula
02/02/2011
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Il Leone veneto listato a lutto sui banchi del consiglio provinciale

Le spillette tricolori dei giovani del Pd fanno scoppiare il caso in Provincia. Come risposta la Lega sventola dai banchi della maggioranza la bandiera del Leone di San Marco listata a lutto perché «non c'è nulla da festeggiare per i 150 anni dell'Unità d'Italia. Qui siamo in dittatura». Poi l'attacco all'assessore del Pdl, Morena Martini, che difende il suo attaccamento al tricolore e se ne esce dall'aula. Ma anche scarpe col "sole delle alpi" piazzate bellamente sul tavolo dei consiglieri durante la discussione, la suoneria del cellulare con l'inno d'Italia fa da sottofondo a chi spezza una lancia a favore dell'Unità del Paese. Insulti e provocazioni. Sedie che sbattono, pugni sul tavolo. Minoranze che se ne vanno per protesta. Non ci si è fatti mancare nulla ieri in Consiglio che viene bollato da Pd e Pdl come «una delle pagine più tristi della Provincia».
SPILLA. Tutto inizia alle 14.30. I giovani del Pd si ritrovano fuori da palazzo Nievo: «Distribuiamo le spille del tricolore - spiega il segretario provinciale dei giovani del Pd, Giacomo Possamai - perché si deve ripartire dai valori politici che uniscono la nostra Italia». Entusiasta Matteo Quero, Pd, insieme a Collareda, capogruppo. Arriva Eleutherios Prezalis, capogruppo del Pdl. Accettano sorridendo anche l'assessore al bilancio della Provincia, Cristiano Sandonà e Fernando Zanini, Lega. In gruppo arrivano gli altri consigliere del Carroccio che dribblano con battute più o meno simpatiche. Possamai offre una spilletta anche con il presidente della Provincia, Attilio Schneck, che gli intima di non avvicinarsi e di non toccarlo. I ragazzi se ne vanno. Il consiglio inizia.
BANDIERA. Ma ecco che dai banchi della Lega spuntano le bandiere del Leone di San Marco listate a lutto e la scritta "Autonomia subito". Procedono i lavori e si affronta la prima interrogazione. Poi prende la parola Pietro Collareda, Pd, provocatorio: «Vediamo delle bandiere a lutto. Ci dispiace. Se c'è stata qualche dipartita ci piacerebbe partecipare al momento di raccoglimento. Ma che accade?». Il presidente del consiglio Walter Gasparotto tira in ballo il regolamento: «C'è il tricolore, il gonfalone: le altre bandiere non ci riguardano». Stefano Dall'Ara, Udc, è indignato non solo per le bandiere del tutto inappropriate, ma per le scarpe del consigliere Massimo Signorin, vicesindaco di Arzignano, che sono finite sopra il banco. Originali: hanno il sole delle alpi della Lega. In tema di moda venetista, da segnalare il look del sindaco di Tezze, Valerio Lago, in felpa verde e la scritta "Veneto".
Prende la parola Massimo Zerbo: «La bandiera veneta a lutto è per protesta contro i festeggiamenti dei 150 dell'Unità d'Italia. Questa è una dittatura. Basta vedere cosa sta accadendo: invece di parlare di federalismo si parla di Ruby. Qui possiamo esporre le bandiere, nessuno ce lo vieta». Poi attacca l'assessore del Pdl, Morena Martini, che porta il tricolore sul petto: «Non mi tolgo la spilla - risponde lei - Viva il tricolore. Al prossimo consiglio porterò la bandiera del mio partito». E se ne va. Insorge il Pd. Attimi di confusione. Si vota per 5 minuti di sospensione che si trasformano in mezz'ora.
SECONDO ROUND. Si ritorna e Zerbo attacca: «Abbiamo raggiunto gli obiettivi: denunciare quanto il Veneto sia bistrattato; e la proposta per diventare autonomi va portata avanti. Ritireremo le bandiere se Martini e gli altri consiglieri si toglieranno la spilla». Si scatena il putiferio. Martini dalla porta: «Non esiste». Aida Selvaggi, Pdl: «Siamo all'asilo». Il Pd esce dall'aula mentre qualcuno della Lega scherza: «Ma quante storie. Sono bandiere, mica calendari pornografici». Interviene Arrigo Albati, Pdl, con l'Inno d'Italia  dal telefonino: «Una scena mai vista, uno spettacolo indegno. Si torni a lavorare». Francesco Gattolin, Ppe: «Per cortesia, proseguiamo il Consiglio». E a quel punto interviene il presidente Schneck che ordina: «Dobbiamo governare. Via quelle bandiere. Siamo per il Veneto autonomo. L'abbiamo ribadito. Ora lavoriamo». E mentre si ritirano i vessilli, Emilio Franzina, civica Vicenza Libera, alza i toni: «Abbiamo superato il limite della decenza. Siete privi di buon senso, decoro e dell'onore - e picchia un pugno sul tavolo -. Vergonatevi, siete incapaci di intendere e di volere». Sbatte la sedia e se ne va. Motiva il Pd: «Abbiamo voluto reagire alla sceneggiata della Lega che si giustifica con il federalismo troppo annacquato. A quanto pare alla riforma di Berlusconi non credono neppure loro».

Cristina Giacomuzzo




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