La Lega: no all'Italia multietnica
«Berlusconi ci sta imitando»
GLI STATI GENERALI DEL CARROCCIO. I leader nordisti riuniti a Vicenza per la campagna elettorale. La sicurezza e gli immigrati scaldano gli interventi di Bossi e degli altri ministri: «Stiamo facendo proseliti»
Vicenza. Silvio Berlusconi si fa leghista... Campeggiante sui giornali di ieri e inesorabile nei commenti circolanti per i corridoi degli Stati generali nordisti - alla loro seconda e conclusiva giornata vicentina - il «no all'Italia multietnica» appena dichiarato dal presidente del consiglio è stato musica per gli orecchi padani e fiato per la grancassa da suonare verso le elezioni di giugno.
«Stiamo facendo proseliti, le nostre idee camminano perché hanno gambe» ha commentato Umberto Bossi arrivando a chiudere l'appuntamento dove si è ritrovata tutta la dirigenza del partito.
«Un passaggio rivoluzionario rispetto al passato» questo del premier, ha sentenziato il numero 2 del Carroccio, Roberto Calderoli, ministro della Semplificazione e in pratica vice-Bossi per le Riforme: «Daremo a Berlusconi la tessera della Lega... perché si è "pontidizzato"» ha aggiunto battuteggiando sull'improvvisa sintonia.
E non importa se tutto avviene, magari, solo perché c'è il rischio della concorrenza su un fronte caldo, misurato da Berlusconi come "tema sensibile" nei sondaggi che lo guidano di esternazione in esternazione. Né importa se il presidente fa il quasi-leghista perché vuole parare il rischio-esodo dei meno moderati del suo nuovo partito, che quassù nel Nord sono attratti dalla Lega.
L'amico-concorrente Silvio è diventato anti-stranieri tanto quanto i capi padani?
«Tanto meglio per noi» dice la Lega con Calderoli: «Nessun fastidio, tanto tra l'originale e l'imitazione, tutti scelgono l'originale: di Lega ce n'è una sola».
«La gente non vuole l'invasione di clandestini ed è per questo che apprezza la linea del ministero dell'Interno, che per la prima volta è riuscito a fermare gli sbarchi prima delle nostre acque territoriali, applicando gli accordi con la Libia»: se anche il premier apprezza, secondo Roberto Cota capogruppo alla Camera, tanto di guadagnato per i leghisti «che del governo sono parte decisiva».
Muscoli contro la clandestinità via mare - forse un decimo di tutta quella che arriva in Italia, ma certamente la più appariscente - e muscoli sul resto del pacchetto-sicurezza sul quale la Lega Nord chiederà consenso e forza all'elettorato tra quattro settimane: il motivo conduttore della domenica nella sala convegni dell'albergo Alfa Fiera è stato questo.
Certo: la sequenza dei deputati, senatori, presidenti di commissione, sottosegretari, viceministri e ministri del partito ha minuziosamente elencato l'intera annata di iniziative firmate-Carroccio e realizzate dal governo, tutti successi tranne forse la cancellazione dell'Ici («per i cittadini è di sicuro meglio una tassa in meno - ha confermato Calderoli - ma dal punto di vista federalista è stato tolto qualcosa ai Comuni: sarebbe stato preferibile intervenire su qualcos'altro di più centralista, sull'Irap ad esempio»).
Certo: c'è stato durante gli Stati generali qualche accenno all'imminente ritorno all'Europarlamento, dove Mario Borghezio ha garantito che lui e i colleghi vecchi e nuovi torneranno a fare barriere contro tutto quello che dell'Europa non piace (a partire dal decennale percorso iniziato per accogliere la Turchia nell'Unione). Certo: ci sono state la glorie del federalismo fiscale da lustrare, a poche settimane dal via libera avuto in Parlamento.
Ma è stato chiarissimo, nei discorsi ufficiali e in quelli di retrovia, che sarà sul "caso sicurezza" e specificamente sul contrasto anti-immigrazione il grosso del fare campagna elettorale nelle prossime quattro settimane.
Nel frattempo la Lega avrà strappato - giovedì prossimo - il voto definitivo sul decreto-sicurezza mettendo in riga il Popolo della libertà, che l'aveva sgambettata a Montecitorio e a Palazzo Madama, tanto per mostrare che non è solo lei a comandare: «Una volta impallinati alla Camera, una al Senato, ma non ci stiamo al "non c'è due senza tre" e abbiamo chiesto a Berlusconi di far votare la fiducia» ha detto soddisfatto il ministro dell'Interno Roberto Maroni.
Quindi ecco un pacchetto confezionato come Lega comanda e cioè con linea dura a Lampedusa e sulle rotte mediterranee, con permanenze anche lunghe degli stranieri nei centri d'identificazione e espulsione per riuscire poi a sfoltire le presenze clandestine, con le ronde nelle città.
E perché non ci sia solo la controversa durezza contro gli immigrati a caratterizzare il decreto, con il ripristino anche di quel punto-chiave della lotta antimafia che il Popolo della libertà ha voluto cancellare, «per accontentare la lobby dei costruttori»: «Obbligo di denuncia delle estorsioni, pena l'esclusione dagli appalti pubblici».
Antonio Trentin
