Eredità da persecuzione
Città "vietata" a coppia
TRIBUNALE. Per la prima volta in Italia un caso di stalking patrimoniale. Una donna e la figlioletto molestate La vittima è l'amica del suocero della coindagata, la quale temendo per il patrimonio di famiglia ha chiesto aiuto a un docente per intimidirla
Vicenza. È il primo caso di stalking patrimoniale in Italia. Il gip Furlani ha firmato un provvedimento che inibisce a una coppia di amici, Luisa Pagello e il prof. Antonio Perrucci, di frequentare alcune zone della città dove vive una donna di 44 anni che da qualche settimana è al centro di una serie di presunti atti persecutori diventati, ai suoi occhi, sempre più preoccupanti. Il motivo? Lei da alcuni mesi è diventata intima dell'anziano e benestante suocero della signora Pagello, la quale teme che la "rivale" gli possa far perdere la testa e, con essa, anche parte della cospicua eredità al momento del trapasso. Perciò, sarebbe diventato oggetto di queste attenzioni moleste anche il suo figlioletto, che sarebbe stato spaventato quando la madre è stata insultata con urla da uno degli indagati, addirittura all'uscita del reparto di pediatria del San Bortolo.
Con un provvedimento che non ha precedenti riguardo a una potenziale vertenza legata a una eredità, il gip ha fissato le aree della città - via Turra, la chiesa parrocchiale di Aracoeli in Borgo Scroffa e la zona di Saviabona - che sono state interdette al prof. Perrucci, 61 anni, via Bedeschi, e a Pagello, 54 anni, via Lago di Transimeno, entrambi difesi dall'avv. Laura Danieli. I due sarebbero legati dal vincolo dell'amicizia per sbarrare la ipotetica strada all'eredità all'amica del suocero della Pagello.
Quando le offese, le ingiurie e le diffamazioni hanno raggiunto un livello a suo dire intollerabile, la donna si è rivolta all'avv. Fernando Cogolato che ha presentato un'articolata querela con fatti circostanziati che hanno indotto la procura a far scattare i provvedimenti coercitivi introdotti dalla recente legge che tutela dai persecutori. Nei prossimi giorni, come prevede il codice di procedura penale, i due indagati a piede libero si presenteranno davanti al giudice per rispondere alle contestazioni della procura.
Il tribunale ha deciso di prevenire un aggravamento del pressing che sarebbe stato attuato dal prof. Perrucci e dalla signora Pagello con una misura che potrebbe anche aggravarsi qualora i due amici non dovessero tenere conto delle limitazioni territoriali loro inflitte.
Gli episodi contestati sono ben dieci, a partire dal 16 marzo quando la Pagello al telefono ha insultato la parte offesa, attribuendole comportamenti sessuali viziosi. «Noi la rovineremo», avrebbe concluso la donna, che avrebbe avuto nel prof. Perrucci un suggeritore, come anche testimoniato dal fratello della parte offesa.
L'indomani, mentre la denunciante era in zona Anconetta e stava parlando con una conoscente, è stata avvicinata dalla Pagello che l'avrebbe chiamata «p... e t...», «ladra se pensi di portare via i gioielli di famiglia».
Subito dopo è arrivato Perrucci che le avrebbe detto che avrebbe fatto «di tutto per togliermi il figlio» e «mi farà crepare in carcere» perché «ha conoscenze potenti». Il 25 marzo, invece, la scena si sarebbe ripetuta in via Turra dove Luisa Pagello avrebbe avvicinato una conoscente della vittima per dirle di «stare attenta anche a suo marito perché quella è una p...». Cinque giorni dopo, invece, l'appostamento sarebbe stato davanti alla scuola del figlioletto con la solita razione di insulti. Fino all'episodio dell'8 aprile quando in pediatria al S. Bortolo la denunciante si è trovata davanti il prof. Perrucci che le avrebbe urlato all'uscita:«T..., i carabinieri ti stanno cercando».
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