Scambi di coppie, 10 a giudizio

IL CASO. Nei mesi scorsi gli arresti dei carabinieri per sfruttamento della prostituzione: il locale era a Ponte Alto. Donne chiamate "farfalle" venivano usate come specchietto per le allodole. Per la procura il locale era una casa di tolleranza
31/08/2010
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Il locale in via Vecchia Ferriera dove avvenivano gli scambi

Vicenza. Per dare il via alle danze erotiche nel tempio della trasgressione ci volevano le "farfalle". Erano come il detonatore. Coppie, o singole ragazze, assai birichine che sarebbero state ingaggiate dai gestori del Club Tentation, che aveva sede a Vicenza a Ponte Alto in via Vecchia Ferriera, per indurre la clientela a rompere gli eventuali indugi e a sfogarsi sessualmente.
Ma nel momento in cui le "farfalle" incassavano denaro di fatto si comportavano come delle prostitute e il locale pubblico si trasformava in una casa di appuntamento, vietata dalla legge. Era come sfruttare la prostituzione.
Questo, ridotto in soldoni, è il ragionamento del pubblico ministero Silvia Golin che ha rinviato a giudizio le dieci persone che lo scorso dicembre erano finite sotto inchiesta. Gli imputati vennero arrestati dai carabinieri della compagnia di Vicenza quando eseguirono le ordinanze di custodia (tre in carcere e le rimanenti ai domiciliari) firmate dal giudice Eloisa Pesenti, poi definitivamente revocate in marzo quando tutti furono liberi.
Tra qualche settimana davanti al tribunale collegiale saranno processati Giampietro Trivella detto Pedro, 53 anni, residente in città (avv. Cesare Dal Maso); Mario Zecchinato, 55 anni, di Padova (avv. Edda Grasselli e Pierpaolo Simonato), e Claudio Nicoletto, 50, di Noventa Padovana. Inoltre, Dario Sambastian, 57, di Arcugnano (avv. Luca Moscheni); Dario Beschin, 56, di Arzignano; Lorenzo Bier, 53, padovano di Cadoneghe e Lorenzo Minozzi, 47, di Mestrino. Quindi Lucio Marchiori, 43, di Campagna Lupia (Venezia); Roberto Gabaldo, 55, di Verona, e il trevigiano Giordano Cenedese, 70 anni, di Conegliano. L'accusa per tutti è la violazione della legge Merlin.
Alcuni tra gli imputati sono pronti a scendere a patti davanti al collegio per uscire subito di scena, mentre altri, come Pedro Trivella, sono pronti a dare battaglia in aula perché sostengono che la tesi dell'accusa non sta in piedi. A loro dire è gonfiata, poiché che nel club si praticasse il sesso multiplo, trasversale, senza alcuna inibizione è pacifico, ma che fosse equiparato alla prostituzione è una congettura della procura che non sta in piedi.
In realtà, gli inquirenti ritengono di avere in mano prove inoppugnabili a partire dalle intercettazioni telefoniche, con le quali si dimostrerebbe il mercimonio sessuale. C'è una chiacchierata, ad esempio, tra Trivella e un interlocutore nel corso della quale il primo è scocciato per il comportamento di una "farfalla". Gli ha mandato un messaggini nel quale gli scrive che «per 200 euro lei non consuma rapporti orali al club» perché, ribadisce a chiare lettere, «io sono una pornoattrice». O come quella telefonata in cui il gestore Nicoletto è ascoltato dai carabinieri del maggiore Lerario mentre chiama sempre Pedro per chiedergli tranquillo: «Come sei messo a troie?». «Male - gli risponde Trivella - non ce ne sono in giro». Il cachet variava dai 50 ai 200 euro alla serata.
Per l'accusa è la prova che al Claub Tentation, di cui Zecchinato era segretario e gestore, si esibivano come ballerine anche prostitute, e di questo sarebbero stati a conoscenza oltre a Nicoletto e Trivella, anche Dado Sambastian e Lorenzo Bier.
Quest'ultimi due, osserva il pm Golin, sarebbero stati gestori di fatto del locale, come avrebbe appurato il maresciallo dei carabinieri che si era infiltrato per qualche tempo come cliente per osservare da vicino anche quei mariti che accompagnavano le consorti per farle accoppiare con altri uomini dietro pagamento della prestazione. «È un'aggravante - scrive Golin - per avere commesso il fatto ai danni delle proprie mogli».

Ivano Tolettini


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