Bossi a Schio: prepariamoci al voto
«E per i fucili c'è sempre tempo»
LO SCONTRO POLITICO. Il leader della Lega rompe gli indugi e parla ai suoi di elezioni: «I decreti attuativi sono pronti, sposteremo i ministeri al Nord»
Schio. Bossi arriva che hanno appena tolto un cd di Renato Carosone: non propriamente un padano, ma fa niente. «Ricordo che quando venivo a Schio non facevo altro che promettervi il federalismo - tuona un senatùr in piena forma -. Adesso sono qui a dirvi che il federalismo ce l'abbiamo. Abbiamo cominciato dal demanio, abbiamo le nostre acque che non cederemo più a nessuno Stato. Faremo una grande festa delle acque. E ho già parlato con Calderoli e Tremonti perché a settembre si faccia un altro passo e che venga girata alle Regioni una miscela di Irpef e Iva, una tassa unica per la Padania».
Il popolo scledense applaude e i maggiorenti veneti della Lega Nord, da Gobbo alla Martini, da Franco alla Dal Lago, da Ciambetti alla Bizzotto, si danno di gomito. Manca un dettaglio: per avere tutto questo conviene andare alle elezioni o cercare di tirare avanti con questa maggioranza? Raccontano che nei primi giorni passati a Calalzo con Tremonti e Calderoli, Umberto Bossi fosse incerto. «Lui lo sa che la Lega le elezioni le vince - dice uno che gli sta vicino - ma stavolta gli interessa di più portare a casa il risultato. Era incerto ma adesso ha capito quale strada prendere».
E la strada è quella delle elezioni, ormai la dà per certa. «O Fini si dimette o si vota tra novembre e dicembre», ha detto nel pomeriggio dopo un rapido consulto con i soliti Tremonti e Calderoli. I decreti attuativi sono pronti, è il ragionamento, e conviene sbaraccare subito piuttosto che imbarcarsi in un estenuante conta dei voti ad ogni passaggio parlamentare.
«Ma questa buona dose di federalismo - prosegue il ministro delle Riforme davanti a un pubblico sempre più scatenato, che addirittura arriva a invocare l'uso dei fucili («Ora dobbiamo portare a casa tutto il possibile democraticamente. Per i fucili c'è tempo...») - è solo l'inizio. Poi tocca al decentramento. E quando dico decentramento mi riferisco ai ministeri. Sono tutti a Roma e portano nella capitale un sacco di soldi, un sacco di posti di lavoro. Non sarà più così, vogliamo trasferirli a Venezia, a Torino, a Milano, nelle città più importanti della Padania. In Inghilterra funziona così. E i nostri giovani, quelli che entrano ora nella Lega, li farò lavorare in questa direzione. Per i fucili c'è tempo, ora prendiamo tutto democraticamente, poi si vedrà». In mezzo alle bandiere padane di Schio brillano anche quelle dei Cospa, gli allevatori colpiti dalle multe per lo sforamento delle quote latte. «Tranquilli, che ci siamo noi a difendervi - ripete Bossi - anche se adesso c'è un ministro dell'Agricoltura che rema contro. Vi porterò tutti da Tremonti e Berlusconi e i problemi li risolviamo».
Poi ci pensa Gobbo a ricordare le rogne al leader del Carroccio. «Ogni due anni c'è chi si diverte a fare il salto della quaglia - dice Gobbo - che fa saltare l'alleanza». «Tranquillo Gian Paolo - lo rassicura Bossi - tu che sei sempre stato fedele e capisci l'importanza di questo valore capisci anche che è inutile che Fini rompa le scatole perché la Lega non perderà mai le elezioni». E pensando all'appartamento di Montecarlo non resiste alla battuta: «Un tempo i politici rubavano per il partito, adesso rubano al partito». E così, con un omaggio alla prima repubblica, si chiude il discorso di un Bossi già pensa alle elezioni quale scorciatoia ideale per passare alla terza repubblica.
Marino Smiderle
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1 porcelli 21/08/2010 10:01 528 commenti
sì certo! sopratutto con le promesse mantenute...ma forse se le mantenesse non sarebbe un politico di questa repubblica...diciamo che è in buona compagnia... adriano porelli