Sul parco 400 tonnellate di bombe
DAL MOLIN. In due notti, 17 e 18 novembre '45, gli inglesi e poi gli americani sferrarono un cruento attacco aereo che provocò oltre 500 vittime. Lo storiografo dell'aeroporto ricostruisce i bombardamenti. Versolato: «I 4 milioni di euro per la bonifica non basteranno»
Vicenza. «Almeno 106 tonnellate di bombe inglesi nella notte del 17 novembre 1944; la notte successiva, in dieci minuti appena, dagli americani ne furono lanciate 304 tonnellate tra bombe a spillo e le Rdx, molto più distruttive delle solite, lunghe quasi un metro». Ecco il triste elenco dello scrittore e storico dell'aeroporto Dal Molin, Giuseppe Versolato, presidente del Club frecce tricolori. Quello che attende l'area che diventerà il futuro parco della Pace è una bonifica che dovrà essere lunga, minuziosa e soprattutto costosa, fa capire lo storico.
Il sindaco di Vicenza, Achille Variati, a inizio mese, aveva annunciato la decisione di utilizzare 4 milioni di euro, cioè parte degli oltre 11 milioni di euro di finanziamento statale proprio per bonificare l'area dai residui bellici. Si ipotizza di utilizzare quattro milioni di euro.
DILEMMA. «Una cifra importate - spiega Versolato -. Non ho idea se basterà. La zona dove sorgerà il parco della Pace è stata la più colpita dai bombardamenti, molto più della zona invece a ovest che è destinata ai militari americani».
Quell'area, ora un maxi cantiere, è stata bonificata dagli americani. Secondo Versolato hanno impiegato un anno. «Quando stavamo trasferendo il museo nell'hangar vedevamo da lontano i lavori di bonifica nell'area degli americani. Erano meticolosi, si procedeva molto lentamente. Anche per l'area del futuro parco si dovrà fare altrettanto».
STORIA. E ricostruisce quelle due notti di bombe durante l'ultima guerra: «In quel periodo fascisti e tedeschi lavoravano insieme. E gli Alleati avevano tutta l'intenzione di rendere inoffensivo il Dal Molin. Per complicare loro le cose, attorno all'aeroporto fu realizzato un percorso in sassi e terra - da villa Cricoli, fino quasi a Monticello Conte Otto, da Ponte Marchese fino al passaggio della linea ferroviaria di Schio - per disperdere gli aeroplani. La notte del 17 novembre, i bombardieri inglesi lanciarono sul Dal Molin in appena dieci minuti quasi trecento bombe di vario tipo, dalle piccole di 113 chili fino a quelli da 1800 chili. Il peggio arrivò la notte successiva quando il 18 novembre furono sganciate 304 tonnellate di bombe, 718 da 225 chili e quasi 16 mila M41 le micidiali bombe spillo. In quel bombardamento, si stima, morirono dalle 300 alle 500 persone».
RICERCA, Versolato è arrivato a questi numeri dopo oltre dieci anni di ricerche in archivi internazionali. E mostra le foto che le ricognizioni aeree fecero il giorno successivo al primo e al secondo bombardamento. C'erano ampie zone dove ancora il fumo era molto talmente denso da non permettere una visione dei danni. I crateri furono poi ricoperti con terra. Quante ancora siano le bombe inesplose ovviamente non è dato sapere.
«Quello che è certo - conclude Versolato non nascondendo le sue perplessità sull'intera operazione di riutilizzo dell'area - è che dovrà essere una super bonifica. Gli americani ci hanno messo un anno di lavoro e chissà quanti soldi. E noi non potremo essere da meno».
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1 Roberto72 23/07/2010 18:31 2 commenti
Davvero pazzesco il numero di queste bombe lanciate dagli angloamericani in tutta Italia, senza nessuna pietà per i cittadini italiani, anche se magari parte di questi erano contro il fascismo e il nazismo. E dopo questo massacro, dopo questa lezione che ha coinvolto parecchi cittadini innocenti, dobbiamo ancora essere servili nei confronti degli USA? Se una generazione nella stragrande maggioranza ha sbagliato tutto, non si può però poi scaricare per l'eternità il peso e le responsabilità passate alle nuove generazioni successive che nulla ovviamente possono centrare. Quindi è ora di liberarci da questa schiavitù USA che ci impone tuttora la presenza di basi americane in tutta Italia, con i relativi alti costi di gestione e manutenzione che sono per la stragrande maggioranza a carico dei cittadini italiani, quindi anche della nuova generazione, come se non bastassero gli altri oneri che già pagano allo Stato italiano.