Dirigente del Fisco accusato
di avere incassato 200 mila euro
INCHIESTA. Roberto Soraci, 59 anni, è finito sotto indagine per corruzione dopo le ammissioni di alcuni sottoposti. Hanno parlato di lui, ex responsabile dell'Agenzia delle entrate di Arzignano, alcuni professionisti tra cui Sedda
Un sistema di "dazione ambientale" nel distretto della concia di cui il dirigente dell'Agenzia delle Entrate Roberto Soraci sarebbe stato uno dei gangli fondamentali.
Era lui, secondo i testimoni, a tessere le trattative che avrebbero portato alla quantificazione delle mazzette che gli imprenditori pagavano. Avrebbe così incassato tangenti per oltre 200 mila euro, anche se l'ammontare appare per difetto, dopo che Filiberto Segantini ha confessato oltre un mese fa di averne incamerate soltanto lui per 150 mila euro nel corso degli ultimi anni, prima di andare in pensione.
Nei giorni scorsi, come abbiamo riferito nell'edizione di ieri, l'ufficio del funzionario che attualmente dirige "Vicenza 2" in strada del Mercato - anche se da qualche giorno Soraci è in malattia - è stato perquisito dalla polizia tributaria guidata dal maggiore Borrelli. A chiamarlo in causa, come il dirigente ormai ben sa, sono stati da una parte gli ex sottoposti Segantini e Claudio De Monte, dall'altra i commercialisti e consulenti come Marcello Sedda per conto degli industriali che erano oggetto delle verifiche fiscali, che si chiudevano con un doppio "patteggiamento". Una parte destinata allo Stato e l'altra ai dipendenti pubblici che avevano oliato un meccanismo criminale di cui in molti tra gli addetti ai lavori erano a conoscenza, proprio per le impressionanti dimensioni che il fenomeno aveva assunto.
RICHIESTE. Così a partire dal 2005 sarebbe stato messo a punto ad Arzignano un sistema perverso al centro del quale ci sarebbe stato il direttore dell'Ufficio pubblico, appunto Soraci, che non a caso è indagato di corruzione aggravata e continuata. Sarebbe stato lui a incamerare i soldi e a spartirli con gli ispettori, i quali da parte loro compivano il primo passo in azienda facendo balenare al contribuente che ci si poteva mettere d'accordo.
Era sufficiente che il commercialista parlasse con il capo dell'Ufficio, si accordasse sul quantum, quindi passasse a pagare. Certo è, che da quello che hanno riferito i titolari del gruppo Mastrotto e della Sea, i quali solo loro hanno versato rispettivamente 200 mila e 60 mila euro di tangenti tramite i professionisti all'Ufficio delle Entrate, si comprende che il giro era molto ingente. Del resto, anche il titolare della "Pellizzari Armando srl" ha spiegato agli investigatori di avere pagato l'Agenzia delle Entrate, così come la Margraf di Chiampo.
Decine di migliaia di euro di mazzette per ammorbidire accertamenti che avevano il sapore della richiesta estorsiva. Lo stesso Segantini, ad esempio, avrebbe spiegato che per la verifica di Pellizzari, come per molte altre sulle quali si sono accesi i fari investigativi, avrebbe ricevuto 5 mila euro direttamente da Soraci.
INTERROGATORIO. Se il dirigente abbia già chiesto di essere sentito, com'è accaduto per i suoi colleghi che hanno bussato alla porta dei magistrati per cantare, non è possibile saperlo. Gli inquirenti sono abbottonati con i giornalisti su questo fronte e tutto quello che filtra lo si apprende in genere dopo qualche tempo. Appare evidente che se da un lato gli imprenditori della concia e di altri settori avevano interesse a pagare per limitare le conseguenze tributarie, dall'altro hanno spiegato di essere stati di fatto costretti perché le verifiche seguivano un canovaccio di cui nell'ambiente si parlava. Quando gli ispettori arrivavano in azienda diventavano incalzanti, facevano balenare lo scenario di un accertamento lungo e insistito che avrebbe paralizzato l'attività degli uffici, facendo capire che se il commercialista avesse parlato con il direttore dell'ufficio si sarebbe trovato un accordo di reciproca soddisfazione. Come poi sarebbe successo innumerevoli volte.
Gli imprenditori sostengono che la trafila era a tal punto conosciuta ad Arzignano e dintorni, che com'era accaduto ai tempi di tangentopoli potrebbe essere qualificata una "concussione ambientale". Sul punto, però, l'ultima parola spetterà al procuratore Salvarani e al sostituto Peraro.
Ivano Tolettini
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1 alatotaxxo 22/03/2010 21:06 3 commenti
Ma chi pagava era in difetto oppure c'era dell'altro???