Perquisiti imprenditori e consulenti
Ammesse mazzette per il Fisco
DIRTY LEATHER. Si allarga ad altri settori l'indagine per corruzione che nell'Agenzia delle Entrate di Arzignano aveva il perno di un sistema. Dal gruppo conciario Mastrotto alla elettromeccanica Sea fino alla Margraf di Chiampo. A versare le tangenti al Fisco erano i professionisti che concordavano la dazione. Ma c'è stato chi ha detto di no.
Vicenza. Confessano di avere incassato mazzette i dipendenti dell'Agenzia delle Entrate di Arzignano. Ammette il versamento di una tangente di 200 mila euro un industriale di prima grandezza come Bruno Mastrotto, del più grande gruppo conciario del distretto, tramite il consulente Marcello Sedda. Fa lo stesso la famiglia Sartori proprietaria della elettromeccanica Sea che produce trasformatori e che pagò i funzionari tramite il proprio professionista. Poi c'è il caso della Margraf di Chiampo, azienda che lavora il marmo, della quale ha parlato l'ispettore del Fisco Filiberto Segantini. Il commercialista Graziano Dal Lago nel corso della verifica gli avrebbe chiesto di parlare col suo superiore. Ci fu l'accertamento con "adesione" che si concluse, racconta Segantini, con una mazzetta di 5 mila euro. Anche il collega Claudio De Monte incassò la bustarella.
PERQUISIZIONI. Sono giornate di intenso lavoro per la polizia tributaria di Vicenza e i colleghi della tenenza di Arzignano che sono impegnati su più fronti. Alle ammissioni di Sedda e dei funzionari Segantini e De Monte, oltre che dell'ex direttore Vito Maulucci, sono seguite le inevitabili perquisizioni per trovare conferma a quanto riferito. Il caso più eclatante è quello che ha confessato Sedda e che è stato ammesso dai diretti interessati. Egli ha spiegato che a fronte di una verifica con sanzione per 7 milioni di euro, c'è stata una transazione che ha visto il gruppo di Bruno Mastrotto pagare 700 mila euro al Fisco e 200 mila di mazzette. I soldi a Sedda li avrebbe portati la figlia di Bruno. Sul punto il gruppo Mastrotto ieri sera ha diramato un sintetico comunicato in cui «confida che la giustizia faccia il suo corso e venga fatta chiarezza».
NON SOLO CONCIA. Quanto alla vicenda della Sea, "Società Elettromeccanica Arzignanese", la famiglia Sartori ha sborsato una tangente di importo ben più limitato, nell'ordine di qualche decina di migliaia di euro. L'obiettivo è stato il medesimo, alleggerire le conseguenze di un accertamento fiscale. Il timore era quello di una lunga verifica e seppur controvoglia Sartori, che inizialmente non avrebbe voluto pagare, mandò il suo ragionere Pietrangelo a versare l'obolo. L'imprenditore agli inquirenti, coordinati dal procuratore Salvarani, ha ripetuto di essere stato di fatto costretto. Ha parlato di una concussione. Non avrebbe voluto venire incontro alle richieste che ritiene estorsive. Anche in questo caso, come in quello della Margraf di Silvano Xompero, Segantini ha spiegato agli investigatori di avere percepito la "solita" bustarella di 5 mila euro. Gli inquirenti, tuttavia, sono titubanti sulle cifre perchè c'è una sostanziale differenza tra quello che ammettono di avere percepito gli ispettori del Fisco e le somme che dicono di avere versato gli imprenditori. Sono in corso i riscontri per capire chi non la racconta tutta.
PROFESSIONISTI. Per ammissione degli ispettori del Fisco che hanno confessato, i consulenti delle aziende erano l'anello di collegamento perché spettava loro regolare i pagamenti illeciti. Segantini e De Monte hanno parlato dei loro contatti con i professionisti Graziano Dal Lago e Vittorio Bonadeo, Claudio Consolaro e Giuseppe Meggiolaro, il rag. Pietrangelo e il collega Giandomenico Brando. A sua volta Sedda quando è stato interrogato in carcere ed ha collaborato a tutto campo per ritornare in libertà ha spiegato circostanze che sono state confermate dai successivi interrogatori dei pubblici ufficiali.
SVILUPPI. La maxinchiesta "Dirty leather" è ormai suddivisa in più tronconi. Se quella più imponente, e non potrebbe essere altrimenti per il numero degli indagati (oltre 200) e le proporzioni del fenomeno illecito, è l'evasione fiscale tramite le società di comodo che con le fatture false hanno permesso il mancato versamento di 250 milioni di iva; quella più scottante è sul fronte della corruzione/concussione. Gli incontri, non solo al ristorante Principe, in cui funzionari del Fisco e il luogotenente Luigi Giovine - domani saranno tre mesi che è in carcere - avrebbero concordato le strategie per rastrellare le tangenti non solo tra i conciari, ma anche tra le immobiliari e in qualche caso addirittura le pizzerie, sembrerebbero denotare uno spaccato in cui gli imprenditori possono sostenere la tesi di essere stati anche vittime. Certo, l'interesse a pagare per ridurre le somme da versare al Fisco è incontestabile, ma tra gli interrogativi che sorgono sono le modalità in cui venivano pianificati gli accertamenti. Ma c'è stato anche chi non ha pagato, nonostante il sollecito, come Pierino Benetti della BP. L'inchiesta che si muove su più fronti promette inevitabili sviluppi.
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1 tarpe 13/03/2010 16:12 54 commenti
la differenza tra quanto gli uni dicono di avere pagato e gli altri di avere percepito, sembra logico sia la "parcella" dell'intermediario. Tarpe