Mazzette, nell'indagine spunta
il summit tra tutti i protagonisti

DIRTY LEATHER. Clamoroso retroscena dopo le confessioni di tre dipendenti dell'Agenzia delle Entrate di Arzignano. Al ristorante Principe si trovarono il comandante della tenenza della Gdf Giovine, Segantini del Fisco e il consulente Sedda. Si parlò di come pianificare le verifiche?
12/03/2010
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L’inchiesta “Dirty Leather” ha riservato in questi mesi una sequenza incredibile di colpi di scena

Arzignano. Un pranzo al ristorante Principe tra i principali protagonisti della grande abbuffata di mazzette per milioni di euro che sta scuotendo il distretto della concia. Si concordavano le verifiche e si parlava di quando le aziende avrebbero dovuto versare per alleggerire le conseguenze delle verifiche? Il clamoroso retroscena, in grado di gettare una luce ancora più inquietante e sinistra sull'inchiesta "Dirty leather", rafforzerebbe la tesi di taluni imprenditori che parlano di una grande "concussione ambientale".
L'incontro è stato raccontato da una delle "gole profonde" dell'inchiesta e colloca l'episodio a metà 2008, quando i motori della maxindagine sulla frode dell'iva per 250 milioni si stavano accendendo. Al pranzo nel ristorante prediletto dal faccendiere Andrea Ghiotto che avrà un ruolo chiave del fare implodere il sistema tangentizio, vi partecipano Luigi Giovine, Marcello Sedda e Filiberto Segantini. Giovine, che com'è noto è in carcere, in quel periodo è l'apprezzato comandante della tenenza della Finanza di Arzignano. Nessuno sospetta ancora di lui. Invece, Sedda, che se la canterà tutta, è l'ascoltato consulente tributario punto di riferimento di tante aziende della zona e di molti commercialisti per le sue entrature all'Agenzia del fisco. Del resto, ha gli uffici proprio sopra quelli tributari e quando li raggiunge passa inosservato. Il terzo partecipante al pericoloso incontro è Segantini, che è stato il primo a confessare di essere stato un pubblico ufficiale corrotto. Ha raccontato di avere incassato dal 2005 al 2009, quando è andato in pensione a 63 anni, quasi 150 mila euro di mazzette, ma i contribuenti che lo hanno oliato parlano di importi più ingenti. Chi dice la verità?
SODALIZIO. Non bisogna essere dei maghi del diritto per comprendere qual è l'ipotesi che sta prendendo forma nelle stanze dove si coordina una delle più grandi inchieste giudiziarie mai svolte nel Vicentino dove dentro c'è di tutto: dalla multiforme evasione fiscale al riciclaggio; dalla corruzione alla concussione e alla rivelazione del segreto d'ufficio. La lista degli indagati è ben oltre quota 200. Va da sè che alla luce di questi nuovi particolari il procuratore Salvarani e il sostituto Peraro stanno valutando di ipotizzare un'associazione per delinquere che controllava verifiche e mazzette. Un affresco delinquenziale inimmaginabile che connota in maniera ancora più pesante quello che a partire dal 2005 (ma prima era davvero tutto lindo?) è avvenuto ad Arzignano e dintorni. Un sistema perverso in cui gli imprenditori della concia, ma non solo loro visto che tra coloro che sono stati perquisiti ci sono anche meccanici e marmisti, sarebbero corruttori o concussi. Dunque, artefici o vittime di estorsioni, anche se per adesso essi sono iscritti sul registro degli indagati per corruzione. L'ipotesi dell'associzione criminale è tra quelle prese in considerazione dai finanzieri della polizia tributaria del maggiore Borrelli.
INTERROGATORI.Ricapitolando i due principali filoni delle indagini. C'è il fronte dell'evasione fiscale tramite l'emissione delle fatture fasulle con le ormai famose società "cartiere" e "filtro" per un importo di 1,3 miliardi di euro che coinvolgeva gli utilizzatori, cioè i conciapelli, grandi e piccoli. E poi c'è quello delle tangenti versate alla Finanza e all'Agenzia delle Entrate. La differenza tra i militari e i dipendenti civili è che Giovine fin qui non ha aperto bocca - il legittimo sospetto della procura è che copra qualcuno -, mentre i funzionari del Fisco (oltre a Segantini ci sono Claudio De Monte e l'ex direttore Vito Maolucci) stanno collaborando perché temono di fare la stessa fine del sottufficiale: in cella al San Pio X.
CONTRASTI. Come sempre succede quando ci sono di mezzo un sacco di soldi il rischio è quello di litigare. Certo nel summit di metà 2008 i partecipante parlarono dell'imminente bufera che si stava scatenando e questo avvalorerebbe la tesi dell'associazione per delinquere perché alla Tenenza e all'Ufficio Entrate erano consapevoli che i contribuenti versavano mazzette. Durante il pranzo si parlò delle lettere anonime che cominciavano a circolare nell'ambiente in cui si riferiva di concerie che pagavano. Giovine e Sedda avrebbero analizzato la questione. Si parlò di soldi. L'impressione degli inquirenti, a mano a mano che sono raccolte testimonianze, è che quel giorno fosse all'opera un cinico e spregiudicato comitato d'affari. Un'associazione per delinquere?

Ivano Tolettini


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1 hanabell 13/03/2010 14:34 41 commenti

ma Giovine a chi sta coprendo le spalle?cè da aver paura ....quello deve averne molta ..

2 legno_vi 12/03/2010 16:58 76 commenti

Perché è stato permesso che l’evasione e la corruzione arrivassero a cosi alti livelli?? Era evidente che ad arzignano ci fosse un giro strano attorno alle concerie…tutto ad un tratto sono arrivati i paladini della giustizia a fare pulizia senza pensare alle drammatiche conseguenze…ditte chiuse…operai senza lavoro!!!Dalle stelle alle stalle!!!!!Anni e anni di indagini quando bastava solo andare in piazza e ascoltare le chiacchiere da bar per bloccare sul nascere qualsiasi brutta idea!!!!vergogna….

3 hanabell 12/03/2010 14:13 41 commenti

un buon succulento pentolone per la mensa dei giganti .ma quanto piccoli sono in realtà . che schifo!!!!!!

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