Mazzette all'Ufficio Entrate
Anche ex direttore ammette

DIRTY LEATHER. Terza confessione nell'inchiesta della Guardia di Finanza contro la corruzione dei pubblici ufficiali. Il dirigente in pensione sentito in procura. Avrebbe circoscritto il suo ruolo a un episodio relativo ad alcune migliaia di euro
11/03/2010
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Finanziere davanti all’ingresso dell’Agenzia delle Entrate di Arzignano

Vicenza. È l'effetto domino per impedire che le porte del carcere si aprano. I contorni del malcostume, com'era pronosticabile, si allargano.
A parlare dopo due ispettori del Fisco è il turno di un dirigente in pensione, il settantenne Vito Maulucci, a capo dell'Agenzia delle Entrate di Arzignano fino al 2005. Quello delle ammissioni, sebbene con sfumature diverse, a catena era un fenomeno atteso dalla procura dopo che il funzionario in pensione Filiberto Segantini, 63 anni, veronese di Zimella, per primo verso la fine di febbraio ha confessato di avere percepito mazzette per quasi 150 mila euro fino all'anno scorso. A fare il suo nome era stato Marcello Sedda.
IN PROCURA. Segantini è stato seguito a distanza di qualche giorno dal più giovane Claudio De Monte, che ai finanzieri del colonnello Morelli ha confermato le dichiarazioni del collega, sebbene abbia ridimensionato l'importo della propria corruzione. «Aiutavo Segantini perché non sapeva usare il computer», avrebbe riferito. Quindi a bussare alle porte dell'ufficio del procuratore Ivano Nelson Salvarani è stato il dirigente in pensione, in servizio ad Arzignano dal '98 al 2005, che ha sentito il dovere di andare a spiegare con l'avvocato la propria posizione per evitare quelli che ha definito fraintendimenti o ricostruzioni che lo mettessero in una luce diversa. Il capoufficio ha spiegato in che occasioni ha percepito le somme dai professionisti dei contribuenti.
DAZIONI. Il dott. Maulucci ha sostenuto di avere servito lo Stato con correttezza e che soltanto in una, al massimo un paio di circostanze, ci sarebbe stata la dazione di denaro quando lavorava nella città del Grifo. Ma non per ammorbidire la verifica, bensì per sistemare alcuni aspetti della pratica e il commercialista della ditta verificata era stato riconoscente a nome dell'imprenditore. Il manager in pensione ha confermato quanto hanno detto su di lui sia Segantini che De Monte, oltre il consulente tributario Marcello Sedda che per primo, quando si trovava in carcere a gennaio, aveva fatto il nome di Maulucci nel corso dell'interrogatorio con il quale aveva guadagnato la libertà. L'uso del condizionale è d'obbligo perché le notizie sono frammentarie in quanto i verbali sono segretati. Sono infarciti di nomi di commercialisti e imprenditori che nelle scorse settimane sono stati tutti perquisiti. I professionisti avrebbero consegnato le mazzette per conto dei conciari, ma non solo loro, per transare sull'evasione fiscale che le pattuglie di ispettori mettevano ion luce. Per tutti l'ipotesi è al momento quella della corruzione, ma la situazione è talmente complessa che il quadro giuridico potrebbe cambiare a seconda degli elementi che i militari della Guardia di finanza raccolgono.
GIOVINE. Mentre tutti parlano, o si apprestano a farlo a mano a mano che le tessere delle confessioni vanno combaciando, come si scrive da giorni l'unico a continuare a tacere è il luogotenente in pensione Luigi Giovine. È tre mesi che in carcere con le accuse di concussione e corruzione e sul suo conto gli ex colleghi hanno raccolto la bellezza di una decina di testimonianze. Oltre ai collettori di tangenti Andrea Ghiotto e Sedda, quelle degli imprenditori che affermano di avere consegnato loro il denaro e anche quelle di Segantini che gli attribuirebbe un ruolo preciso. Secondo gli inquirenti, visto che la sua posizione processuale appare spacciata, Giovine sta difendendo qualcuno che altrimenti sarebbe inguaiato. Su chi sia circolano solo voci. Fatto sta che le ultime confessioni raccolte contro di lui appesantiscono, quasi non pastasse, la sua già problematica posizione di sistematico percettore di tangenti. Almeno com'è stato descritto dai complici.
GHIOTTO. Segantini ai finanzieri avrebbe detto di essere stato redarguito, un giorno, da Giovine, che all'epoca comandava la tenenza di Arzignano, perché si stava interessando a Ghiotto. Il sottuficiale ne avrebbe avuto per tutti coloro che si avvicinavano all'esuberante presidente del Grifo che gestiva alcune cartiere con le quali retrocedeva l'iva agli imprenditori ai quali offriva i suoi servizi da codice penale. «Gli spiegai che ci stavamo muovendo su di lui perchè non presentava le dichiarazioni dei redditi - avrebbe spiegato -, e Giovine mi zittì dicendomi di non rompere le scatole e di interessarmi di altro». Questo colloquio sarebbe avvenuto ben prima che iniziasse "dirty leather" nella primavera 2008 e venisse scoperchiata la maxievasione fiscale da 250 milioni di iva non versata, mediante l'utilizzo di società cartiere e filtro per favorire le concerie utilizzatrici finali della pelle importata . Una protezione che a Giovine costerà molto.

Ivano Tolettini


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1 rompi96@hotmail.com 11/03/2010 15:42 3 commenti

quasi quasi mi fa pena!

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