Confessa altro ispettore del Fisco:
Ho preso mazzette per le verifiche
DIRTY LEATHER. Dopo Filiberto Segantini è stato il turno di Claudio De Monte, messo alle strette dal procuratore Salvarani e dalla Finanza . Ha evitato il carcere perché pure lui è andato in pensione e non può inquinare le prove. Agli imprenditori è contestata la corruzione
Vicenza. Chi canta la corruzione/concussione all'Agenzia delle Entrate di Arzignano evita il carcere. È la legge di ogni tangentopoli che si rispetti. Lo asseconda il codice di procedura: la collaborazione va premiata. L'ha fatto il funzionario in pensione Filiberto Segantini, che ha confessato mazzette per 150 mila euro una decina di giorni fa. L'ha ripetuto Claudio De Monte, collega accertatore di Segantini, tirato in ballo come complice della spartizione tangentizia, e che per dribblare le porte del San Pio X ha confermato le parole dell'ex compagno di verifiche. Sull'importo delle mazzette ci sarebbero discrepanze, ma De Monte ha detto ai finanzieri della tributaria, coordinati dal procuratore Salvarani e dal sostituto Peraro, che il denaro correva negli uffici finanziari della città del Grifo per ammorbidire le verifiche. I particolari non filtrano perché i militari del maggiore Borrelli stanno confrontando gli indizi che chiamano in causa gli altri due lati del triangolo illecito. Essi sono rispettivamente gli imprenditori, che hanno ammesso di avere versato tangenti per non meno di 700 mila euro, e i commercialisti che a nome dei primi trattavano con il Fisco il cosiddetto "abbattimento" e portavano in dote il cospicuo obolo.
NIENTE CELLA. Segantini e De Monte non sono stati arrestati perché oltre ad avere confessato di avere incamerato le mazzette non possono inquinare le prove perché sono entrambi in pensione da pochi mesi. Segantini, 63 anni, è un personaggio molto conosciuto a Zimella, comune veronese che confina con il territorio vicentino di Lonigo. Ieri la notizia nel paese scaligero del suo coinvolgimento nell'inchiesta Dirty Leather come percettore delle maxibustarelle ha suscitato grande scalpore. Egli è il padre del sindaco Alessia Segantini e ha sostenuto concretamente l'attività amministrativa della figlia. Spesso, riferiscono le cronache, al termine dei Consigli comunali affrontava di petto l'ex sindaco Giancarlo Lunardi col quale polemizzava per i suoi attacchi alla giunta leghista. Oltre tutto, Segantini che abita nella frazione di Santo Stefano, nel 1995 è stato candidato sindaco per Forza Italia. Insomma, le sue ammissioni hanno colto in contropiede in tanti. «Non ho nulla da dire, parlate di questo col mio avvocato», ha spiegato al cronista dell'Arena che gli chiedeva spiegazioni.
COMMERCIALISTI. Il numero dei funzionari delle Entrate indagati per avere ammorbidito le verifiche fiscali nelle concerie rimane sconosciuto. Il procuratore Salvarani con i cronisti non parla e grazie alle confessioni dei funzionari infedeli vuole puntare a salire le scale della gerarchia per capire quali complicità ci sono state e l'entità. Gli imprenditori che fin qui hanno confessato le mazzette sono indagati per corruzione e sul registro generale della procura sono finiti anche i nomi dei commercialisti per il concorso nel medesimo reato. Facile immaginare che più di qualche commercialista - sono coinvolti i principali nomi di Arzignano - abbia già confermato le dichiarazioni dei conciari nella speranza che il reato venga modificato in quello di concussione. In questo caso, trattandosi dell'ipotetica estorsione commessa dai dipendenti pubblici, gli imprenditori diventerebbero parti offese e i consulenti dei testimoni. Per adesso, comunque, imprenditori e commercialisti sono stati sentiti con l'avvocato a dimostrazione che sono tutti sulla stessa barca processuale.
SVILUPPI. C'è una corsa a confessare per evitare di rimanere col cerino acceso? È di evidenza. Dopo il manager sportivo Andrea Ghiotto e il consulente tributario Marcello Sedda, che hanno chiamato in causa un sacco di presunti complici, l'indagine sulla maxievasione fiscale è decollata. Nessuno è stato risparmiato. Tutta la estesa catena del malcostume è scandagliata. Il luogotenente in pensione Luigi Giovine è l'unico a non ammettere quello che ad Arzignano pare una verità ormai consolidata. Tutti confessano le mazzette, ad eccezione di lui. È come il compagno Primo Graganti. Intanto, l'asticella delle tangenti viene collocata sempre più in alto. Gli imprenditori della concia però sono decisi: «Noi concussi, altrimenti gli ispettori del Fisco facevano la voce grossa e stavano mesi in azienda». Altri funzionari hanno parlato?
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1 antonino bagala' 04/04/2010 23:51 31 commenti
Sto aspettando che la magistratura si decida a fare dei controlli anche nelle scuole.Campa cavallo che L'erba cresce.