Memorie sul confine orientale
Dalle foibe all'esodo giuliano
IL GIORNO DEL RICORDO. Domani alle 10 cerimonia in via Martiri con la preghiera dell'esule, poi dibattito in sala Stucchi L'associazione Venezia Giulia e Dalmazia raccorda migliaia di profughi. Lo storico Petacco rievoca la nascita dei campi e dei villaggi
Vicenza. Domani, 10 febbraio, il Comune di Vicenza celebra il "Giorno del Ricordo", in memoria delle vittime delle foibe, dell'esodo Giuliano-Dalmata e delle vicende del confine orientale.
Il sindaco Achille Variati e il presidente dell'Associazione nazionale Venezia Giulia e Dalmazia Coriolano Fagarazzi presenzieranno alla cerimonia, alle 10 in via Martiri delle foibe, dove verrà deposta una corona d'alloro cui seguirà un momento di raccoglimento con la lettura della preghiera dell'esule.
Alle 11 la commemorazione proseguirà con il vicesindaco Alessandra Moretti nella sala degli Stucchi a palazzo Trissino dove si terrà un incontro-dibattito sul tema "Esodo e foibe" condotto dallo storico-scrittore Arrigo Petacco e dal giornalista Gianluca Versace.
Arrigo Petacco è storico, giornalista, autore di programmi televisivi e sceneggiature per alcuni film di soggetto storico, è stato inviato speciale della Nazione e della rivista "Storia illustrata". Nella sua attività giornalistica ha intervistato alcuni tra i più importanti protagonisti della seconda guerra mondiale ed ha pubblicato numerosi libri su temi di storia contemporanea.
Gianluca Versace, già giornalista in quotisdiani del ghruppo Monti-Riffeser, lavora in tv a Canale Italia.
Il "Giorno del Ricordo" è stato istituito dalla legge 92 del 30 marzo 2004 per conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell'esodo degli istriani, fiumani e dalmati dalle loro terre nel secondo dopoguerra e della complessa vicenda del confine orientale. L'Associazione nazionale Venezia Giulia e Dalmazia è la prima associazione a carattere nazionale, sorta nel 1947, con lo scopo di raccordare e organizzare le decine di migliaia di profughi – italiani autoctoni – provenienti dai territori della Venezia Giulia e della Dalmazia che il Trattato di pace del 10 febbraio 1947 aveva ceduto alla ex Jugoslavia o assegnato alla Zona B del mai costituito Territorio Libero di Trieste.
La sua sede è sempre rimasta a Roma, per la necessità di un rapporto costante con il Parlamento, il governo e le amministrazioni centrali dello Stato.
Riorganizzata con l'atto costitutivo del 7 giugno 1956, l'associazione ha conservato nei decenni la sua estensione a tutto il territorio nazionale, essendo nati i diversi Comitati dalle comunità di Esuli ospitati prima nei campi-profughi e poi nei «Villaggi» giuliano-dalmati costruiti in diverse città italiane in esecuzione di un programma speciale di edilizia popolare.
In quanto Associazione di carattere privato, si assumeva il compito di mantenere uniti su base volontaria gli esuli dai territori perduti attraverso le attività assistenziali e culturali dei Comitati locali, la celebrazione delle festività civili e religiose, la partecipazione e l'organizzazione di convegni di studio, conferenze in stretta collaborazione con le amministrazioni dello Stato, gli enti locali, le università e le scuole, le associazioni combattentistiche e d'arma e le istituzioni culturali.
Le iniziative dell'associazione hanno portato un contributo determinante nel campo dei provvedimenti legislativi adottati dal Parlamento italiano per risolvere i problemi dell'esodo giuliano-dalmata, dalle leggi per l'edilizia popolare a quelle per l'indennizzo dei beni perduti nei territori ceduti (con il cui corrispettivo l'Italia ha pagato i danni dovuti alla ex Jugoslavia in forza del Trattato di pace). Per oltre 50 anni ha operato in questo senso l'Ufficio Assistenza diretto da Padre Flaminio Rocchi OFM.
La natura apolitica e apartitica dell'Associazione è stata il presupposto essenziale della considerazione in cui è stata tenuta.
Informazioni sull'associazione nel sito http://www.anvgd.it/
