Lusiana e la guerra delle pompe funebri
La lite tra i due fratelli finisce dal Garante
A marzo è attesa la sentenza della Corte d'Appello. I due fratelli, ciascuno titolare di un'agenzia funebre, in lite sul nome
Lusiana. Cosa c'è in un nome? Si chiese Shakespeare circa 400 anni fa. A Lusiana la rposta è: molto. Molto se si considera che, attorno ad un nome, anzi, un cognome, si sta combattendo una battaglia legale da quattro anni con ben tre decreti dell'Antitrust. Il cognome è Dall'Olio, conteso tra due fratelli, Massimo e Fabio, titolari ciascuno di un'impresa di pompe funebri con sede a Lusiana. Pompe funebri Dall'Olio, appunto, che si spartiscono il "mercato", se così si può definire, di circa 40 funerali all'anno.
«Io non contesto il fatto che mio fratello abbia aperto un'impresa funebre nel 2000. Tuttavia, chiamandola con lo stesso nome della mia attività, iniziata nel '97, ma ottenuta in eredità dal papà e avviata a sua volta nel 1972 - spiega Fabio - crea confusione. Quando lui ha aperto la sua impresa ha utilizzato un simbolo simile al mio. Ha agito, insomma, per generare confusione».
Sulle istanze del fratello Fabio, il Tribunale di Bassano si è espresso negativamente sostenendo che Lusiana è abbastanza piccola, 2.825 anime contendenti compresi, da far ipotizzare che la gente sappia distinguere le due attività. Sentenza al vaglio della Corte d'Appello di Venezia alla quale Fabio ha fatto ricorso. E, in attesa del pronunciamento, il 5 marzo, si è espressa nel frattempo anche all'Antitrust.
Il Garante che tutela la concorrenza nei mercati ha dato ragione a Fabio multando il fratello Massimo con 12 mila euro e imponendogli di togliere le insegne e le scritte ritenute ingannevoli per il consumatore.
L'Antitrust è dovuta intervenire una seconda volta, multando Massimo di altri 18 mila euro perché non aveva provveduto all'ordine. Solo di recente, quindi, Massimo ha tolto la sua insegna anche nelle nuove succursali aperte ad Asiago e a Canove. «Ma cosa dovrei fare - sbotta Massimo - non è mica colpa mia se anch'io mi chiamo Dall'Olio. Ho modificato la scritta sull'elenco, ho tolto l'insegna dalla sede di Lusiana. E ancora. Ad Asiago e Canove il logo con la corona d'alloro che contornava il nome è stato eliminato, come ordinato. Mica posso rinunciare al mio cognome? Tanto più che ho sempre lavorato a fianco di mio padre. Quindi anch'io ho il diritto di essere identificato con l'attività di famiglia». E il papà che ne dice? Giovanni, classe 1929, funge da legante tra i due contendenti. Entrambi auspicano una fine breve a questa storia che, chiaramente, fa soffrire papà Giovanni.
Una storia definita «esasperante e logorante» da Fabio, «sfibrante e dispendiosa» da Massimo. Una storia che forse avrà la sua fine il 5 marzo se, come pare, nessuno ricorrerà. O forse solo fino al prossimo funerale quando si chiameranno le pompe funebri Dall'Olio. Massimo o Fabio che sia.
Gerardo Rigoni
