Il prefetto è Melchiorre Fallica
È esperto di protezione civile

CONFERMATE LE VOCI. Ha vissuto in Calabria situazioni drammatiche: ha 61 anni, è sposato e suo figlio Mauro è chimico. Arriva da Cosenza. Prima incarichi a Crotone e per 12 anni come capo di gabinetto a Padova, dove è ancora residente assieme alla famiglia. Ama libri, bici e... playstation
18/12/2009
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Melchiorre Fallica, 61 anni, è il nuovo prefetto di Vicenza

Vicenza. È siciliano di famiglia e nascita. Padovano di residenza, ancora attuale, perché non l'ha cambiata e perché la sua famiglia è rimasta a vivere lì: lui viene a trovarla dalla Calabria una volta ogni mese e mezzo. A Padova, del resto, ha trascorso buona parte della sua vita professionale. È calabrese di provenienza perché negli ultimi due anni e mezzo è stato prefetto a Crotone e Cosenza. Laurea in giurisprudenza a Catania nel 1972, ha maturato grande esperienza nella protezione civile: a partire dall'alluvione in Valtellina del 1987 (quando lavorava alla prefettura di Sondrio: fu la sua prima sede di servizio nel 1977, lì fu Capo di Gabinetto) e dieci anni dopo con il terremoto di Assisi, dove fu spedito da Padova per coordinare i soccorsi.
Ecco l'identikit del nuovo prefetto di Vicenza: è Melchiorre Fallica, 61 anni, sposato con Elda Amoretti, veneta di origini familiari liguri. Hanno un figlio, Mauro di 28 anni, che è chimico con laurea conseguita a Padova.
Non si sa ancora quando il nuovo prefetto si insedierà, presumibilmente con l'inizio dell'anno dopo le feste. Di sicuro ha già preso contatto con la nuova sede in contrà Gazzolle. Diffusasi ieri la notizia della sua nomina, il prefetto reggente, Vincenzo Foglia, gli ha subito telefonato. È stato quasi un reincontrarsi tra vecchi colleghi: Fallica, infatti, ha lavorato a Padova dal 1994 al 2007 ed è stato capo di Gabinetto di due prefetti, Gian Valerio Lombardi (oggi a Milano) e Paolo Padoin (oggi a Torino), ricoprendo la stessa funzione che rivestiva Foglia a Vicenza anche con i prefetti Tranfaglia e Mattei. Il nuovo prefetto ama leggere libri di storia ma anche di fantascienza, in fatto di sport preferisce la bicicletta e le passeggiate. Per un siciliano come lui il mare è vita, naturalmente, ma Melchiorre Fallica ama anche la montagna: «Me ne sono innamorato in Valtellina - racconta - E credo che d'ora in poi l'Altopiano di Asiago sarà una mèta frequente». Però il prefetto - sorpresa! - ammette tranquillamente di appassionarsi ai giochi elettronici, vale a dire playstation e Nintendo. È la prima volta nella storia, almeno quella vicentina. Chi lo conosce bene lo tratteggia come uomo di immediata simpatia. E lui, dal sorriso aperto e dal parlare franco, conferma la sua fama. Non nasconde che «il richiamo della famiglia» è stato importante nella scelta della destinazione. Moglie e figlio resteranno comunque a vivere a Padova, ma lui conta di andarli a trovare almeno alla domenica, anziché una volta ogni 45 giorni come è avvenuto finora.
Del suo lavoro a Padova ricorda in particolare il caso del serial killer Michele Profeta, colpevole di due omicidi. «La città viveva nel terrore». Conosce bene il sindaco Flavio Zanonato, ma ricorda pure il lavoro che ha svolto, come reggente della prefettura, con l'allora questore Caruso (poi a Palermo e oggi e a Roma) e il sindaco Giustina Destro di fronte alle contestazioni dei Centri sociali.
Melchiorre Fallica è stato anche commissario straordinario del Comune di Arezzo, della Provincia di Padova che era stata sciolta nel 1998 e anche dell'Ulss n° 4 di Napoli, commissariata per infiltrazioni mafiose. In questo incarico ha ristrutturato due ospedali, uno dei quali a Nola.
Una curiosità. A Padova nel 1994 Melchiorre Fallica ha fatto parte nel 1994 della Commissione che ha definito con un appalto la nuova gestione del Caffé Pedrocchi, allora in gravi difficoltà.
Racconta degli anni passati in Calabria come di «una esperienza che lascia il segno». «Il ruolo del prefetto è centrale, perché tutti si rifanno a lui, in quanto rappresenta lo Stato. Però ho trovato professionalità e intelligenze eccezionali, e un ambiente di alto livello, favorito dall'università di Cosenza, con 36mila studenti». Eppure il suo primo giorno a Crotone lo ricorda bene: «Ammazzarono un noto mafioso. Un bel benvenuto». A Pasqua del 2007 si consumò la "strage di Papanice": due morti e la figlia di cinque anni del boss ferita alla testa: «Non si fermarono davanti a niente».

Antonio Di Lorenzo


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