«Quel libro sul Muro è solo propaganda»
Insegnanti del Rossi contro la Donazzan

Hanno scritto una lettera aperta all'assessore regionale all'Istruzione. Per esprimere «il disagio e lo sconcerto provato nel prendere visione dell’opuscolo "Europa: unita, libera, forte. 1989/2009. 20 anni dalla caduta del muro"».
17/11/2009
Zoom Foto
Guglielmi, Bonanno, Pellizzari e la Donazzan alla presentazione del libro sul Muro

Lettera aperta all'assessore veneto alle Politiche dell'istruzione, formazione e lavoro, Elena Donazzan.
Gentile Assessore Donazzan, noi sottoscritti, insegnanti di storia dell’Itis “A. Rossi” di Vicenza, desideriamo esprimere il disagio e lo sconcerto che abbiamo provato nel prendere visione dell’opuscolo "Europa: unita, libera, forte. 1989/2009. 20 anni dalla caduta del muro" (in allegato qui a fianco tra le "notizie correlate" l'articolo uscito sul Giornale di Vicenza: ndr), da Lei fatto giungere alle scuole superiori della provincia per essere distribuito agli studenti delle classi IV e V. Prima ancora di prendere visione del contenuto, il coordinatore del Dipartimento di lettere ha provveduto immediatamente ad avvisare gli insegnanti perché ritirassero e distribuissero l’opuscolo, pensando di avere a disposizione un utile strumento per trattare un argomento così importante come l’anniversario del 1989, che comunque – le assicuriamo – nessuno di noi ha trascurato. Questo per dimostrare che non vi era nessun atteggiamento pregiudiziale da parte nostra.

Purtroppo, non appena presa visione del materiale, abbiamo dovuto rilevare una serie di gravi mancanze sia di metodo, sia di congruità didattico-scientifica, sia infine di merito. Procediamo per ordine. Innanzitutto, ci pare del tutto inopportuno che la regione finanzi e distribuisca un testo prodotto da un’associazione (Strade d’Europa) la cui collocazione ideologico-politica (di destra) è nota, benché non esplicitata nell’opuscolo. Qualsiasi organizzazione ha il diritto di fare informazione e propaganda con i mezzi e strumenti che ritiene più adatti, ma ci sembra improprio e illegittimo, da parte delle istituzioni, finanziare e promuovere le iniziative di organizzazioni politiche.

Sembra inoltre singolare che una Regione così ricca e importante, in cui hanno sede tre prestigiose università, intervenga su un argomento di tale portata affidandosi ad una semisconosciuta associazione. Con ciò veniamo al valore didattico dell’iniziativa. L’assessore Donazzan non può non sapere, visto l’incarico che ricopre, che si sta rivolgendo ad una categoria di professionisti delle proprie discipline, che hanno alle spalle esperienze pluriennali di didattica, aggiornamento, spesso e volentieri corroborate da significative attività di ricerca. Troviamo perciò offensivo che ci si fornisca una testo redatto da un ventiduenne “laureando in Scienze politiche”, ovvero privo di alcun titolo scientifico e della minima esperienza didattica. Parla da sé, del resto, l’organizzazione dei testi, una silloge priva dell’organicità che il titolo lascerebbe presupporre, e soprattutto non accompagnata da alcun apparato critico.

Ci permettiamo di segnalare che anche la più modesta delle tesine dei nostri studenti non manca mai almeno di riferimenti bibliografici. Siccome non vogliamo credere che un laureando ignori i criteri di base della ricerca storica, la spiegazione di tanta sciatteria non può che trovarsi nella natura politica e non storiografico-didattica dell’operazione.

E qui arriviamo – last but not least – ai contenuti, limitandoci ad alcuni esempi. A pagina 12 si parla del comunismo come del “modello politico, sociale ed economico più aberrante del secolo scorso”. Un’opinione più o meno condivisibile, ma anche gli storici (veri) che la sostengono (come Nolte, o Furet) non mancano mai di citare, accanto al comunismo, gli altri sistemi totalitari: si può parlare infatti del XX secolo senza riferirsi a nazismo e olocausto? L’opuscolo riesce a non nominare fascismo e nazismo nemmeno a proposito della seconda guerra mondiale, che viene così sintetizzata (sempre a p. 12): fu il primo conflitto della storia d’Europa da cui non uscì vincitore nessuno degli stati collegati con il sistema imperiale costruito da Carlomagno. A parte che la Francia è una delle quattro potenze vincitrici (e infatti siede nel consiglio di sicurezza dell’ONU), a noi pareva che l’esito fondamentale della seconda guerra mondiale fosse la sconfitta del nazifascismo, che per l’Italia significò la Repubblica, nata dalla liberazione compiuta dagli Angloamericani e dalla Resistenza. Macché: la conseguenza logica dell’alato discorso è che fino al 1989 siamo vissuti sotto il comunismo (senza nemmeno accorgercene), mentre Hitler e Mussolini erano i difensori dell’Europa carolingia: forse è per questo che il 10 giugno 1940 l’Italia attaccò una Francia già in ginocchio.

Sarcasmo? Non tanto, visto che il Terzo Reich si definiva così proprio richiamandosi all’eredità carolingia (il primo Reich era l’impero romano di nazione tedesca che aveva ereditato la corona di Carlo Magno, il secondo era l’Impero degli Hoenzollern 1871-1918), e che il “Nuovo ordine europeo” era la definizione che i nazisti davano ai territori da loro sottomessi. Dobbiamo credere che al laureando manchi più di un esame, o è più lecito supporre che si vogliano surrettiziamente riesumare ideologie e genealogie che si supponevano sconfitte nel 1945?

E che dire della didascalia che accompagna l’immagine della croce celtica (pagina 33)? La croce simbolo della spiritualità irlandese; spesso le omissioni sono peggiori delle menzogne. Dire questo infatti, senza ricordare come nel XX secolo (e anche nel XXI, si vedano gli striscioni di tanti ultras negli stadi) quella croce sia stata un simbolo del neofascismo (a cominciare da Ordine Nuovo, organizzatore della strage di Piazza Fontana, che annoverava tra i suoi membri personaggi del calibro di Freda, Maggi, Zorzi, pluricondannati per atti terroristici), equivale a descrivere la svastica come “simbolo di spiritualità indiana”, omettendo il nazismo.

Ultimo esempio: la dichiarazione a favore della ”risposta identitaria” (pag. 34, molto vicino alla foto di cui sopra), non solo svela di nuovo il carattere di manifesto politico del testo, ma entra in un viluppo di ambiguità e “non detti” molto inquietanti. Che vuole dire, infatti? Quali sono i criteri dell’identità? Sono soggetti alla scelta individuale o si originano da caratteri “oggettivi” o ereditari? Supponiamo (vista la croce di cui sopra), ad esempio, che la fede cristiana sia un carattere costitutivo dell’identità nazionale italiana. Domandiamo: Rita Levi Montalcini o Primo Levi rientrerebbero o meno nella identità italiana? Non vede l’assessore un qualche rischio in una così netta dichiarazione? Quando noi spieghiamo la costituzione repubblicana ai nostri studenti, chiariamo per esempio che la cittadinanza (con i diritti e doveri che essa comporta) è sottoposta a precisi criteri giuridici, quali la nascita, la residenza, il matrimonio, chiaramente riconoscibili ed esigibili, mentre nessun peso vi hanno caratteristiche somatiche, religiose, sessuali. L’identitarismo condivide questi presupposti? Perché altrimenti emergono discriminazione, gerarchia dei diritti, persecuzione, come la storia ricordata nell’opuscolo (quella del comunismo), e quella da esso dimenticata (il nazifascismo o il franchismo, tanto per restare in Europa), dimostra.

In conclusione, crediamo che una simile impostazione e simili contenuti non solo siano poco rispettosi della nostra professionalità di insegnanti, ma non aiutino a far crescere nei nostri studenti quella consapevolezza storica e quel senso critico che sono alla base dell’attaccamento ai valori di libertà ed unità europea che pure si afferma di voler promuovere.
Cordialmente
I sottoscritti docenti di storia dell’Itis “A. Rossi”

P.S. En passant, gentile Assessore, le ricordiamo che – in rispetto della morfologia che governa la nostra lingua – “questo” al plurale, al plurale, non può subire elisione (Cfr. i Suoi “Saluti iniziali”). Queste ultime, dunque, e non quest’ultime, per amore del comune, illustre nostro idioma.

Roberto Monicchia (coordinatore Dipartimento di Lettere)
Marco Appoggi
Elisabetta Bazzocchi
Liana Bruschi
Maria Calcaterra
Marilisa Cirella
Maria Luisa Conterno
Roberto De Poli
Gemma Lorenzi
Patrizia Mirri
Maria Luisa Pavan
Alessandra Volpato




commenti - 17

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2 Andreadem 19/11/2009 00:31 1 commenti

Il commento degli insegnanti mette in luce alcune caratteristiche del libello che, se fedelmente descritte, non possono non segnalare questa operazione se non come un'operazione di indole politica, dunque criticabile in un contesto scolastico. Tuttavia mi sembra chiaro che un libretto circa l'identità europea, di non so quante pagine, ma suppongo brevissimo, non poteva prendere in considerazione tutta la storia d'Europa. Come gli insegnanti ben sanno, in questi casi si sceglie piuttosto un taglio critico che comporta una selezione degli argomenti. Con un tale soggetto è d'uopo che si usi una dialettica di confronto tra le posizioni che portarono alla visione di una unione di stati europei (quindi che implica, piaccia o non, una connotazione identitaria, altrimenti potrebbe non chiamarsi "europea"), e quelle posizioni che tentarono di ostacolare questo percorso. E' evidente che in questa dialettica il Nazismo abbia ben poco ruolo, poichè la costruzione dell'Unione Europea iniziò concretamente dopo la sua caduta. Al contrario l'Unione Sovietica fu un'oppositrice ardente, finché potette. Dunque non è solo giustificato, ma dovuto, che in tale contesto si parli abbondantemente di Comunismo e si trascurino tutti quei movimenti che, alla data della costruzione del Muro, erano ufficialmente decaduti, dal Nazismo al Giacobinismo, dalla Fronda alle jacqueries. Di conseguenza ritengo che i principali obiettivi delle rimostranze di questi professori siano errati o mancati, e che dunque la protesta non abbia ancora una vera ragione. Ciò che è più triste però, è contemplare l'ignoranza di quanti insegnano storia nelle nostre scuole, dove, oltre agli errori già appuntati dai precedenti commentatori, si insegna ai ragazzi che la caduta del nazifascismo (entità storicamente mai esistita sebbene di comune accezione, errata naturalmente) "per l'Italia significò la Repubblica", dimenticando che fu un certo Re Vittorio Emanuele III a revocare Benito Mussolini dal suo incarico di governo, e che il cambio istituzionale avvenne quasi tre anni dopo, ed in seguito ad un referendum nel quale quasi metà della popolazione votò monarchia, senza per questo essere stata necessariamente fascista. Ci sarebbero molte altre cose da rimproverare ai gentili professori, "last but not the least", il volgare abuso di inutili anglicismi, tanto squallido sulle labbra di maestri di scuola. Andrea de Meo.

3 amonte75 18/11/2009 18:36 1 commenti

Se non erro c'è una parola che può riassumere quanto è stato testè patrocinato con i soldi di noi contribuenti, di tutti i cittadini che pagano onestamente le tasse per mantenere uno stato di diritto e un sistema di welfare che a tutti i costi oggi si vuol demolire: Revisionismo. In quest'era buia e povera di etica e di ideali, ritorna in auge il revisionismo storico a favore di una "certa" interpretazione dei fatti storici che lungi dal partire da una analisi obiettiva degli avvenimenti verificatisi parte direttamente con un giudizio di valore .....come tale soggettivo ma fatto passare per oggettivo e inoppugnabile...C'è a mio avviso una assoluta mancanza di capacità critica oltre che di buon senso, tanto più grave quando la si nota in amministratori della Res publica. sappiamo bene che gli estremismi a destra e a sinistra hanno ciascuna partorito orrori nel corso della storia quindi saltiamo per cortesia le bieche polemiche su chi abbia peccato di più. E' grave il tentativo di influenzare le giovani menti degli studenti attraverso un opuscolo che viene fatto passare per didattico mentre invece è mera propaganda; è grave il fatto che nel summenzionato opuscolo non si parli diquanto in realtà il concetto stesso di cittadinanza cosi come lo conosciamo sia profondamente messo in discussione. Mi preoccupa l'accenno alla "risposta identitaria"....l'espressione mi fa venire in mente tutta una serie di muri che lungi dal cadere come quello di Berlino, son stati edificati all'indomani della ritrovata unità della "Fortezza Europa" e diventano sempre più alti.Ottimi i docenti del Rossi a cui va la mia solidarietà, la coscienza , civica e non solo, evidentemente non è ancora stata del tutto narcotizzata...

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