Schianto, padre e figlio morti
Genitore positivo all'alcoltest

LA TRAGEDIA. Il salto di corsia è avvenuto in via Aldo Moro sabato sera, mentre i due stavano tornando a casa. Restano stazionarie, ma ancora gravi, le condizioni di una donna di Quinto Vicentino che viaggiava con il convivente
02/11/2009
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Un’immagine del terribile schianto avvenuto sabato sera intorno alle 19.30 in viale Moro. COLORFOTO

Vicenza. Non era la prima volta che l'artigiano macedone Zoran Manasiev, di 55 anni, si metteva alla guida dell'auto su di giri. Era già stato sanzionato, ma non aveva inteso cambiare abitudine.
Sabato sera, purtroppo, il muratore slavo ha perso la vita assieme al figlio Vlatko, di 28 anni, che da poche settimane aveva raggiunto il padre in Italia. La moglie-madre, invece, era rimasta in Macedonia.
Mentre restano stazionarie, nella gravità, le condizioni cliniche di Debora Rizzotto, 33 anni, di Quinto Vicentino, via Europa 76, che viaggiava con il compagno e coetaneo Alessandro Caoduro, la polizia stradale del capoluogo questa mattina trasmetterà un primo rapporto all'autorità giudiziaria sul terribile schianto di sabato sera, avvenuto alle 19.30.
Dalle testimonianze raccolte, Zoran Manasiev, che abitava in via Gorgona 10, zona Tormeno, era andato a pagare l'affitto al padrone di casa e stava rientrando con il figliolo Vlatko.
Nell'affrontare il tratto di viale Aldo Moro dietro la caserma Ederle, in direzione di Vicenza Est, il macedone ha perso il controllo della vecchia Golf. Nel successivo salto di corsia la macchina è andata a schiantarsi con l'altra Golf della coppia di Quinto.
Gli accertamenti medici hanno accertato che l'autista slavo era positivo all'alcol. Non era la prima volta che guidava in condizioni non ottimali.
Manasiev è ricordato dagli amici come un grande lavoratore e una persona generosa che si stava facendo in quattro per far ricongiungere, un po' alla volta, la famiglia. Il primo era stato il figlio più grande, poi sarebbe arrivato il resto della famiglia. Aveva però il vizio dell'alcol che gli è stato fatale, coinvolgendo nella tragedia una giovane coppia la cui unica responsabilità era quella di andare per la propria strada. Gli airbag e le cinture hanno salvato la sfortunata coppia, ricoverata al San Bortolo, da una brutta fine.
Alla luce del terribile salto di corsia, non sono mancate le sottolineature da parte di chi ritiene che sia arrivato il tempo di installare il guardrail centrale in viale Moro in considerazione che la velocità consentita è di 90 chilometri all'ora - un tempo era di 70 - e che la recente riasfaltatura ha abbassato il cordolo.
Si tratta di considerazioni, comunque, che devono partire dal presupposto che quando ci si mette al volante di un'automobile bisogna essere in buone condizioni psicofisiche. Sulla tragedia il magistrato di turno Silvia Golin ha aperto un'inchiesta.

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1renatog45 - 03/11/2009 02:21

Sì in via Moro bisogna mettere il guard-rail. Il cordolo in mezzzo alla strada è praticamente inesistente. Prima di intervenire in questa strada ci scappa sempre il morto come la segnaletica del bivio prima di salire sul viadotto. Già ci sono stati morti per lo scontro sul parapetto dell'inizio del viadotto e ancora esiste il segnale con le due frecce TROPPO PICCOLO. Per cambiarlo e metterne uno più visibile o addirittura una luce, serve un altro morto?

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