«Così ho convinto i tedeschi a dare l'ok a un'italiana»

L'INTERVISTA. Guiderà la Commissione “Itre” al Parlamento europeo
Lia Sartori: «Tra industria, energia e innovazione ci sarà un budget di 130 miliardi di qui al 2020»
31/01/2012
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L'on. Lia Sartori, presidente della Commissione “Itre” a Bruxelles

Marino Smiderle VICENZA Ci sono due dettagli che aiutano a capire il significato e l'importanza della presidenza della Commissione parlamentare industria, ricerca ed energia (Itre) assegnata all'europarlamentare vicentina Lia Sartori: il primo è che finora era sempre stata appannaggio di un tedesco e il secondo è che il portafoglio complessivo di cui potrà disporre di qui al 2020 sarà di circa 130 miliardi di euro. On. Sartori, come ha fatto a convincere i tedeschi a mollare questa presidenza chiave? Guardi che in Europa non si ragiona come in Italia. Non si danno incarichi per appartenenza politica o geografica o per amicizia. Con un pizzico di orgoglio posso dire che il lavoro svolto in questi anni a Bruxelles mi ha fatto guadagnare la stima e, in questo caso, il via libera anche da parte dei tedeschi. Che non è poco, di questi tempi. Volendo spiegare in poche parole agli italiani di cosa si occuperà nei prossimi due anni e mezzo cosa direbbe? Che ci occuperemo di tre temi fondamentali per il futuro dell'Unione europea quali industria, energia e ricerca. E che molte delle decisioni che verranno fuori da questa commissione influiranno sensibilmente sul futuro dei cittadini e delle imprese d'Europa. Traducendo in euro? Sono in ballo diverse questioni legate alla programmazione finanziaria 2014-2020, il più rilevante dei quali sarà il progetto "Horizon 2020" per la ricerca e l'innovazione che prevede un budget di 80 miliardi di euro. Cifre a cui non siamo più abituati... Per la verità il parlamento europeo ritiene che si potrebbe fare di più: innovazione e ricerca sono punti chiave per la crescita e per l'occupazione. È che in Italia si pensa più a tagliare il debito pubblico... Le parole d'ordine in Europa sono due: crescita e occupazione. Sono necessarie anche per far fronte al debito, oltre che per favorire la ripresa. Torniamo al budget programmatico per il 2020. Oltre a innovazione e ricerca quali altri capitoli sono previsti? C'è "Cosme", il programma di finanziamento per le piccole e medie imprese che prevede di assegnare 2,5 miliardi di euro. "Cef", lo strumento per finanziare i grandi progetti per i trasporti conta invece di munizioni per 31,7 miliardi di euro. Si chiude con 9,2 miliardi per le telecomunicazioni e 9,1 per l'energia e le reti intelligenti. Avere un'italiana alla guida della commissione Itre induce a ottimismo sfrenato da parte del mondo imprenditoriale. Io ricordo sempre che chi lavora al parlamento europeo rappresenta 530 milioni di persone e 27 Paesi. Io credo che si debba fare uno sforzo intellettuale per ragionare sempre più in un'ottica di Stati Uniti d'Europa piuttosto che di singolo Paese. Detto questo, il pacco di telegrammi e di congratulazioni ricevute dal mondo industriale mi ha fatto molto piacere perché significa che la consapevolezza dell'importanza dell'Unione europea per il futuro sta facendo passi da gigante. Però quando si parla di programmi europei per le piccole e medie imprese, per esempio, lei non potrà dimenticare di essere del Vicentino, terra del “piccolo è bello”. Un vantaggio o un handicap? Guardi, questo è un modello economico a cui si guarda ancora con grande interesse. Ed è logico che la considerazione è diversa a seconda del paese da cui si parte. Per esempio il concetto dimensionale. Cioè? Al momento in Europa è considerata media l'impresa che ha meno di 250 dipendenti e meno di 50 milioni di fatturato, piccola quella con meno di 50 dipendenti e meno di 10 milioni di fatturato e micro quella con meno di 10 dipendenti e meno di 2 milioni di fatturato. Sono parametri che si fa fatica a coniugare per ogni latitudine del Vecchio Continente. Si fa un gran parlare di maggiore importanza dell'Europa, di politica unitaria. Si può dire che la crisi stia accelerando un processo rimasto troppo tempo limitato al campo economico? È indubbio. La cessione di sovranità che i singoli stati si rifiutavano di prendere in considerazione, adesso è diventata un obiettivo ormai condiviso. Lo stesso atteggiamento della Bce di Mario Draghi è un segnale di quel che accadrà.

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