Il patto tra banche e imprese «Usciamo insieme dalla crisi»
CREDITO. Dalla tappa vicentina del road show dell'Abi scaturisce un piano comune per superare il momento neroMussari: «Istituti italiani con la coscienza a posto» Zonin: «Gli imprenditori siano più anglosassoni» Zuccato: «Debito della Pa, macigno da 70 miliardi» GIUSEPPE MUSSARI
Marino Smiderle VICENZA «Le banche italiane hanno la coscienza a posto». Giuseppe Mussari mette le cose in chiaro fin dall'inizio, quando il pubblico sta ancora prendendo posto nella sala Palladio della Fiera di Vicenza. Il presidente dell'Abi ha voluto organizzare questo Road Show Italia proprio in questo periodo complicato per tenere la barra a dritta e condividere con le imprese il vascello approntato per attraversare le acque agitate dalla crisi più nera dai tempi del '29. ESAURITO. Che il periodo sia complicato lo testimonia il tutto esaurito, con esondazione nelle sale attigue, registrato per l'appuntamento organizzato dall'Abi. Banche e imprese sono nella stessa barca ma nelle fabbriche la mareggiata è più violenta. «Se poi lo Stato - avverte Roberto Zuccato, presidente di Confindustria Vicenza - pensa di finanziarie il debito pubblico anche con i ritardi dei pagamenti dovuti alle imprese dalla Pubblica amministrazione. Ci sono 70 miliardi che ballano, ed è un macigno mica da poco. Tenuto conto che se andiamo a chiedere un finanziamento a medio termine per fare degli investimenti le banche ci chiedono uno spread del 7%». SOLUZIONI. Colpa delle banche? Neanche tanto, visto che il boom dei tassi è una conseguenza del rischio Italia legato al debito pubblico. Colpa delle imprese? A Nord Est ci sono difficoltà ma l'anno si chiude comunque con un segno più. «Noi siamo stati anche troppo vicini alle pmi venete - osserva Andrea Bologna, direttore della federazione delle Bcc venete - visto che adesso paghiamo le conseguenze di aver dato loro credito nel 2009». «Devo dire - aggiunge Stefano Dolcetta, ad di Fiamm - che di fronte a un piano industriale ben congegnato gli istituti non si sono tirati indietro». E allora? «E allora bisogna rendersi conto - sostiene Carlo Fratta Pasini, presidente del Banco Popolare - che fare credito in Italia è un'attività sartoriale, fatta su misure per le piccole e medie imprese. Bisogna uscire dalle agenzie e andare a visitare le aziende». AUTOCRITICHE. «Imprenditore si nasce e non si diventa - interviene Gianni Zonin, presidente della Banca Popolare di Vicenza - solo che il mondo latino si sta sempre più trasformando in senso anglosassone e non sempre è facile seguire questa strada». Seguono varie autocritiche, da una parte e dall'altra. Giuseppe Menzi, direttore generale di Antonveneta, dice per esempio che bisognerebbe aumentare la professionalità dei bancari. Massimo Tussardi, dg di Cassa di Risparmio del Veneto, pensa che le banche dovrebbero diventare meno complicate. Sul versante imprenditoriale, tanto Zuccato quanto Agostino Bonomo, presidente di Confartigianato Vicenza, sono consci del limite della scarsa patrimonializzazione delle imprese. OTTIMISMO. «Ci siamo detti quel che c'era da dirci - conclude Mussari - ma banche e imprese ora proseguiranno insieme. Il Paese non è così scarso come dicono. Lo spread tornerà verso quota 100 e tra Abi e ministero dello Sviluppo economico verrà trovato un accordo sui pagamenti della pubblica amministrazione. Ricordando che le banche italiane, a differenza di molti istituti europei, non hanno chiesto un centesimo al contribuente».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Tweet Segui @GiornaleVicenza