Debiti in crescita del 36%: 20mila euro a famiglia

MUTUI. Cgia: a Brescia 24.174 euro, Vicenza 23.080, Verona 21.510
29/01/2012

VENEZIA Le famiglie italiane arrivano al terzo anno di crisi schiacciate dai debiti: mediamente ciascun nucleo familiare deve alle banche per mutui e prestiti circa 20mila euro; ma la crescita dell'indebitamento dal settembre 2008 al settembre 2011 è stata del 36,4%. Lo afferma uno studio della Cgia di Mestre, che calcola esattamente in 19.981 euro l'importo medio in capo a ciascuna famiglia. Se poi si guarda allo stock complessivo, in termini assoluti, è una cifra da far paura: 503 miliardi di euro. Analizzando le situazioni sul territorio, la Cgia ha scoperto che quelle messe peggio sono le famiglie della provincia di Roma, con un indebitamento medio di 29.287 euro, seguite da quelle di Lodi (28.470 ) e Milano (28.251). In Veneto Treviso si colloca ai vertici con 24.550, seguita da Padova (23.628 euro) e Vicenza (23.080 euro), mentre Verona segna una media di 21.510 euro a nucleo familiare. In Lombardia Brescia con 24.174 euro viene dopo Milano, Varese e Bergamo. I debiti sono stati contratti per l'accensione di mutui per l'acquisto della casa, prestiti per l'acquisto di auto e moto, per il credito al consumo e i finanziamenti per la ristrutturazione di beni immobili. Le realtà familiari più «virtuose» sono concentrate al Sud. Se l'indebitamento medio delle famiglie residenti in provincia di Vibo Valentia nel settembre scorso era di 9.342 euro, ad Enna toccava gli 8.845 ed in Ogliastra gli 8.593. Infine, la più importante variazione di crescita dell'indebitamento registrata tra il settembre 2008 e lo stesso mese del 2011 ha interessato le famiglie di Livorno (+57,1%), seguiti da quelle di Grosseto (+56,4%) e Asti (+55,5%). «In generale - osserva il segretario Cgia di Mestre, Giuseppe Bortolussi - abbiamo visto che l'incidenza del debito sul reddito familiare è maggiore tra i nuclei con disponibilità economiche medio-basse. Il perdurare della crisi rischia di accentuare questa situazione. A parità di reddito, nelle piccole realtà urbane la crisi si sente meno perchè il costo della vita è inferiore».




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