L'oro sale, gli orafi scendono
SETTORI. Presentato da Intesa Sanpaolo il rapporto Thomson Reuters sul metallo giallo. Le prospettive sono incerteCon i prezzi in aumento le banche propongono strumenti derivati di copertura ma gli operatori segnalano una scarsa conoscenza del comparto
Emilio Garon
VICENZA
Non tutto è oro quello che luccica. Alte quotazioni, produzione in crescita, previsioni di crescente interesse per il metallo giallo. Il rovescio della medaglia sta nelle difficoltà delle aziende orafe: difficoltà di approvvigionamento, mercati in crisi, costi bancari insostenibili. Queste le convergenze emerse durante il convegno Gold Survey 2011, l'edizione italiana dell'indagine sull'oro, che si è svolto a Vicenza sotto l'egida di Banca Intesa Sanpaolo e Banca Imi.
A presentare i risultati della ricerca sull'oro è stato Neil Meader, direttore ricerche di Thomson Reuters leader mondiale nel settore dell'informazione.
«Sono tempi strani - ha detto Meader - l'investimento in oro è aumentato, ma i dati di fabbricazione a livello mondiale sono diminuiti, segno che gli investitori considerano il metallo giallo l'unico mezzo per preservare valore».
Ecco qualche dato: da gennaio a settembre 2011 il prezzo dell'oro è salito del 21%, la produzione mineraria del 5% mentre il mercato dell'oro da rottamazione è sceso del 7,2%. La produzione manufatturiera a livello mondiale è stabile, ma con forti aumenti in Cina e India, mentre il resto del mondo è negativo; anche il dato italiano non è incoraggiante, il lavorato annuo è abbondantemente sotto le 100 tonnellate.
La relazione ha azzardato anche una stima di previsione sul prezzo dell'oro, considerando le varie situazioni dell'economia (debiti sovrani, inflazione, tassi, possibile recessione). «Ci sono aspettative molto rialziste - ha concluso Meader - ci aspettiamo un prezzo di 1.900 dollari entro la fine dell'anno e nel 2012 un mantenimento sui livelli attorno ai 2.000 dollari».
Con prezzi a questi livelli aumentano le difficoltà di approvvigionamento per le aziende orafe; è necessario quindi un maggiore sviluppo di tecniche finanziarie per evitare rischi da queste oscillazioni e avere condizioni di utilizzo del credito più favorevoli; è stato il centro dell'intervento di Fabio De Giorgi di Banca Imi che ha illustrato gli strumenti di gestione del rischio con i derivati.
Ma rimane sempre il "prestito d'uso" lo strumento indispensabile per l'utilizzo dell'oro da parte delle aziende: il 50% del volume del prestito d'uso in Italia è utilizzato nel distretto di Vicenza, il 60% nel Veneto, il 15% ad Arezzo. Nonostante il rischio e i prezzi, il suo utilizzo è rimasto nel corso di quest'anno costante, segno di una buona tenuta del comparto orafo vicentino. Per essere concorrenziali nei confronti delle banche estere e poter dare alle aziende un servizio dai costi competitivi, Intesa Sanpaolo e Banca Imi hanno avviato un progetto di oro in proprietà, senza dover ricorrere alla mediazione con istituti stranieri e questo dovrebbe portare maggiore flessibilità ed economicità.
Alla fine abbiamo raccolto qualche commento da rappresentanti di aziende vicentine. «C'è poca conoscenza del settore e della nostra operatività da parte delle banche - ha obiettato Michela Zanini di Comete Gioielli) - l'oro è un settore di moda, va trattato come tale». Secondo Paolo Passuello (Re Sole) i clienti non hanno ancora «la visione del valore dell'oggetto rispetto al prezzo che paga» mentre Gabriella Centomo (Fair Line) punta sulla necessità «che le barriere dei dazi vengano risolte, che ci sia reciprocità adeguata».
«È necessario quindi - aggiunge Stefano de Pascale di Confindustria-Federorafi - che le nostre istituzioni ci sostengano a livello internazionale e promuovano il prodotto nei mercati».
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