«È un Manifesto per l'Italia che ci piace»

LE REAZIONI. I rappresentanti delle categorie economiche vicentine condividono le proposte lanciate ieri da Roberto Zuccato. Più critici invece i sindacati
Api, Confartigianato e Confcommercio concordi: «Serve un allungamento dell'età pensionabile» Cgil, Cisl e Uil: «Ma molte riforme sono state fatte»
30/09/2011
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Un momento dell'ultima assemblea di Confindustria Vicenza. Condiviso il Manifesto per l'Italia

Maria Elena Bonacini
VICENZA
Il "Manifesto per l'Italia"? Sostanzialmente condivisibile per le categorie economiche, mentre i sindacati frenano su pensioni e privatizzazioni. È quanto emerge dai commenti alla presa di posizione del presidente di Assindustria Roberto Zuccato, che ieri sul nostro giornale aveva illustrato i cinque punti del "Manifesto delle imprese per salvare l'Italia": intervenire sull'età pensionabile; tassa patrimoniale; liberalizzazioni; privatizzazioni; rilancio delle infrastrutture.
API. Concorde in linea di massima Filippo De Marchi, presidente dell'Api. «Condividiamo soprattutto la necessità di privatizzazioni e della vendita di immobili e partecipazioni, nonché di una forte riduzione della tassazione», afferma. Sul Governo è lapidario. «Serve il rilancio di un attivismo che questi governanti sia di destra che di sinistra non possono più fare. Dovrebbero dimettersi e non sarebbe un problema per l'economia. Il Belgio è da 2 anni senza governo ed è l'unico Pil che cresce».
ARTIGIANI. Si appella ai parlamentari imprenditori Agostino Bonomo , presidente di Assoartigiani. «Gli italiani si aspettano dal Governo decisioni serie, che non aumentino le tasse, ma colpiscano ciò che ha causato l'attuale situazione. Mi chiedo dove siano gli imprenditori che siedono in parlamento, che dovrebbero conoscere la situazione delle aziende. Su pensioni e welfare sarei ancora più duro di Zuccato: abbiamo una riforma giudicata tra le migliori al mondo dai Paesi Eu. L'abbiamo mutuata dalla Svezia che l'ha applicata in due anni. Da noi si applica in 40, è serietà? Servono scelte impopolari, che magari faranno perdere le elezioni, ma salveranno l'Italia».
CONFCOMMERCIO. Più critica Confcommercio. «Le parole del presidente Zuccato sono condivisibili - osserva il presidente Sergio Rebecca -. Mi risulta però difficile capire perché Confindustria, che è preoccupata per la contrazione dei consumi, non sia stata in sintonia con le nostre posizioni quando si è trattato di contrastare l'ipotesi dell'aumento dell'Iva. Eppure questa misura, tutti lo riconoscono, innesca un evidente aumento dei prezzi, ben superiore all'1 per cento di incremento dell'aliquota, minando ulteriormente le possibilità di spesa degli italiani».
SINDACATI. Tirano il freno su pensioni e privatizzazioni, invece, i sindacati. «Condividiamo la necessità di una riforma fiscale a favore del lavoro - afferma Marina Bergamin , segretaria della Cgil - e apprezziamo l'apertura alla patrimoniale. Il nostro Paese ha bisogno di infrastrutture, ma non dissipando il territorio. Completo dissenso invece sulle pensioni, questo sindacato ha già fatto grandi riforme che bastano. E siamo contrari alla privatizzazione tout-court dei servizi pubblici locali».
Simile la posizione di Riccardo Dal Lago , segretario della Uil: «Bisogna trovare argomenti condivisi sia sui sacrifici che sulla crescita. Diciamo da tempo che vanno ridotti gli sprechi e che vanno resi più razionali i servizi pubblici, salvaguardandone la qualità. La patrimoniale è utile per ridurre deficit e debito. Si può anche ridurre la copertura sulle pensioni alte, ma riforme sulle pensioni sono già state fatte e la maggior parte sono medio/basse. Anche solo parlarne crea molti squilibri ed incertezze».
Per Gianfranco Refosco, segretario della Cisl, «sulle pensioni riforme sono già state fatte. Si può al massimo ragionare su modalità di flessibilità di uscita su base volontaria a patto che prima si intervenga sui costi della politica e l'evasione».
Sulle privatizzazioni si stacca invece dagli altri. «Il patrimonio inutilizzato dello Stato, se non svenduto, può essere utile a recuperare risorse e le privatizzazioni sono un passaggio che va fatto. Per uscire da questa situazione, però, serve un patto tra imprenditori e lavoratori a livello locale, creando condizioni per ridurre la precarietà dei giovani».

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