Unicredit, Profumo sui libici: «Hanno deciso in autonomia»

BANCHE. Dopo le operazioni degli investitori di Tripoli, soci e dipendenti in fibrillazione per le prossime decisioni
L'ad: «Non li ho sollecitati, sono azionisti indipendenti» Domani comitato governance e giovedì incontro con i sindacati
07/09/2010
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Alessandro Profumo, amministratore delegato di Unicredit

MILANO
L'attesa è tutta sul Comitato Governance di domani pomeriggio ma, intanto, l'amministratore delegato di Unicredit, Alessandro Profumo cerca di dissipare i dubbi degli azionisti e della Banca d'Italia sull'impatto della presenza della Libia, pari a quasi il 7%, sul governo societario dell'istituto.
In un incontro con la stampa estera a Milano il banchiere precisa che i soci libici «hanno scelto in autonomia di aumentare le loro quote» e poi aggiunge di non essere stato lui «a sollecitarli». Ma Profumo sottolinea anche che gli azionisti di Tripoli si considerano soggetti «indipendenti», nonostante ancora non si abbiano «elementi legali» per determinarlo. In tal senso la Consob ha avviato accertamenti per capire se i due soggetti sono investitori distinti (come appaiono dal punto di vista giuridico) o se devono essere considerati un unico soggetto, con a capo il governo locale. Una risposta è attesa a giorni.
La fibrillazione dei soci, con in testa le Fondazioni, sugli azionisti di Tripoli è iniziata dopo che la Lybian Investment Authority ha comunicato alla Consob di aver superato la soglia del 2% del capitale (2,07%). Una quota che è andata ad aggiungersi al 4,98% già in mano alla Banca Centrale libica.
Un'operazione, peraltro, portata a termine senza che ne fosse a conoscenza lo stesso Rampl che ha poi convocato il comitato governance di mercoledì anche per dare delle risposte a Bankitalia che ha chiesto se l'investimento della Libia possa modificare gli assetti di vertice. Mentre non risultano in programma il consiglio di amministrazione o altri comitati con Profumo che la settimana prossima è impegnato all'estero.
Sullo sfondo resta alta l'attenzione della Lega che poco gradisce la presenza degli arabi nell'istituto dove figura come primo azionista italiano con il 4,98% CariVerona che, peraltro, è impegnata nel rinnovo delle cariche. Dal Nordest poi rimbalzano le polemiche interne al Carroccio dopo la provocazione di un consigliere leghista di Cassamarca (socio con lo 0,8% di Piazza Cordusio) che ha invitato le fondazioni ad uscire dal capitale della banca.
Il governatore del Veneto, Luca Zaia, ieri rispondendo ad una domanda sull'opportunità delle Fondazioni di rimanere nel capitale di Unicredit, ha detto che «i soci sono sovrani e decidano. Questi soci pubblici, perché le Fondazioni anche se di diritto privato hanno una componente pubblica unica sanno che hanno questa doppia responsabilità, di difendere fino in fondo gli interessi».
La prima partita che si gioca è, comunque, quella sugli esuberi con un primo incontro questo giovedì a Milano tra azienda e sindacati e poi con la trattativa vera e propria a partire da lunedì 13. L'obiettivo è chiudere entro il primo novembre quando partirà la Banca Unica.
Infine l'As Roma torna a volare in Borsa col mercato che scommette su una stretta per la vendita del club giallorosso. E a mettere le ali al titolo (+5,85% a 0,99 euro tra scambi dieci volte superiori alla media dell'ultimo mese), che nella seduta è tornato anche sopra la soglia psicologica di 1 euro, è l'atteso incontro di venerdì tra UniCredit e Rothschild, l'advisor incaricato di trovare il nuovo padrone della squadra di Trigoria.
In ambienti vicini all'operazione si dice che le manifestazioni d'interesse siano state diverse. E tra queste si registrerebbero quelle del fondo Classidra, al fianco dell'imprenditore farmaceutico Francesco Angelini, del fondo di Abu Dhabi Aabar (già azionista di UniCredit), della famiglia Angelucci, del magnate egiziano Naguib Sawiris proprietario di Wind e di altri investitori esteri che sarebbero entrati in contatto con la sede londinese di Rothschild.