«Prosecco, occhio ai prezzi»

VITICOLTURA. L'imprenditore di Gambellara è intervenuto al convegno romano del Gambero Rosso
Zonin: «Rischiamo di andare in sovrapproduzione e causare un crollo delle quotazioni Serve un nuovo patto di filiera»
11/05/2010
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Gianni Zonin, presidente dell'omonima casa vinicola di Gambellara

Marino Smiderle
VICENZA
Il mercato del vino è complicato. Lo si capisce, in particolare, dai numeri dell'annata 2009. Come è emerso nel corso del convegno "Lo stato del vino", organizzatoa Roma dal Gambero Rosso, la caduta del prezzo all'origine delle uve è stata drammatica: si parla di crolli che vanno dal 30 al 40 per cento. Ne risente il valore medio della bottiglia, che è sceso parecchio nel 2009, nel corso del quale anche l'export di vino italiano nel mondo, pur segnando un aumento di volumi ha registrato un caduta del valore del 6,2%.
In pratica, le aziende vinicole vendono più bottiglie ma incassano di meno. «Se non mettiamo a posto l'equilibrio tra produzione e consumo - ha commentato Gianni Zonin, presidente dell'omonima casa vinicola di Gambellara - non avremo mai l'equilibrio dei prezzi ed è un problema che riguarda non solo il mondo del vino ma tutti gli agricoltori italiani e, forse, anche quelli mondiali».
Non è una questione di qualità della produzione, è soprattutto un problema di ordine commerciale. «Faccio l'esempio del prosecco - ha proseguito Zonin -. È un vitigno che sta conoscendo un grande apprezzamento in tutto il mondo ma, se non stiamo attenti, tra poco andremo in sovrapproduzione e avremo un crollo dei prezzi».
Di fronte a questa situazione, quali soluzioni dovrebbe adottare il settore? «Ci vuoleil coraggio di una soluzione di equilibrio - è il parere di Zonin -. Ci vuole un nuovo patto di filiera che comprenda produttori, consumatori, politici, regioni, consorzi e il ministero dell'Agricoltura, per riuscire a tracciare una situazione vera della produzione e dei consumi. E poi si possono controllare alcune oscillazioni con aiuti per lo stoccaggio e così via. Adesso invece danno gli aiuti a chi fa tagliare i grappoli durante la produzione, e questa è un'autentica mortificazione».
Sulle prospettive per i produttori vinicoli per il 2010, Zonin non è però così negativo, anche se in un quadro di numeri in dimininuzione.
«Mediamente il fatturato nel 2009 - argomenta - ha registrato delle perdite ma nel 2010 non vedo crolli forti. È evidente che per certi vini di livello molto alto o di fascia molto bassa ci saranno forti restringimenti di consumi ma, per chi ha saputo lavorare bene e cercare la sua strada nell'eccellenza qualità/prezzo, penso che addirittura ci potrà essere qualche soddisfazione»
Un'altra idea di Zonin è quella legata al marketing del vino, finora rimasto ancorato alle teorizzazioni degli anni 80,secondo le quali sono gli opinion maker coloro i quali determinano il passa parola e dunque la notorietà del vino.
«Già in anni trascorsi - osserva Zonin - avevo più volte lanciato l'idea di destinare una quota dei proventi delle fascette di stato per le denominazioni a costituire un fondo di promozione del vino. Finora invece le aziende vitivinicole hanno vissuto una fase lunga di cura soprattutto all'offerta. Oggi è il momento di occuparsi della domanda e non basta più un marketing di risposta. Io credo che un vignaiolo attento debba cercare di anticipare i bisogni del consumatore e i suoi cambiamenti del gusto perché ha un ostacolo in più rispetto ad altri produttori: i tempi della vigna e della natura. Ma penso che si debba andare ancora oltre: bisogna cominciare a impostare azioni,di guida del mercato.