Dalla Bce un altro richiamo: «Stretta sui conti entro il 2011»
CRISI. Prudenza sui segnali di ripresa e timori per la disoccupazione che potrebbe salire ancoraNon basta il minimo annuo di correzione allo 0,5% del Pil Monito anche alle banche: «Devono rafforzare il capitale»
Antonio Pennacchioni
ROMA
L'economia lancia segnali di ripresa ma la Bce Banca centrale europea resta prudente per le incertezze che pesano sulle prospettive e chiede di affrettare il risanamento dei conti pubblici «al più tardi nel 2011, spingendosi ben oltre il requisito minimo di correzione annua fissato nel patto di Stabilità e Crescita allo 0,5% del pil». A quella velocità il pareggio sarebbe raggiunto nel 2026.
Nel bollettino mensile pubblicato ieri, la Bce torna a incalzare i membri in difficoltà di Eurolandia con un duplice ultimatum: applicare senza indugi «interventi risoluti» per il riequilibrio di deficit e debito sforati da 11 Paesi su 16 e preparare per tempo i piani di uscita dalla crisi concentrandosi sulla «riforma della spesa pubblica», più che su sgravi fiscali a breve termine. In questo modo, sottolineano gli esperti, non solo aumenterà «la probabilità di ridurre il disavanzo» ma si porrà un freno alle pressioni provocate dall'invecchiamento della popolazione con effetti positivi sul carico fiscale e sulla crescita.
I rischi più significativi per questo scenario sono il deterioramento del mercato del lavoro che fa ristagnare i consumi e il calo di investimenti che blocca il recupero del pil.
Per la Bce, la disoccupazione, ora al 9,9%, potrebbe salire ancora «seppure a un ritmo minore rispetto a quello registrato nel 2009». La crescita invece sarà «moderata» e procederà a ritmo «discontinuo» in una situazione di «perdurante incertezza». Quanto alla politica monetaria, i tassi di interesse restano all'1% perché giudicati appropriati alla situazione mentre i mercati prevedono rialzi del costo del denaro non prima di fine anno. Risultato: la stabilità dei prezzi sarà garantita nel medio termine senza timore di fiammate inflazionistiche. Sul fronte banche il bollettino rilancia l'urgenza di rafforzare il capitale «approfittando delle misure di sostegno pubblico a favore del settore» per aprire il rubinetto del credito a famiglie e imprese, mentre procede il graduale ritiro della liquidità immessa dopo il fallimento Lehman Brothers nel settembre 2008.
Infine, l'andamento del prezzo del petrolio: «Il fatto che i consumi siano diminuiti più della produzione crea un eccesso solo temporaneo di offerta rispetto alla domanda».
