«L'innovazione è il core business delle aziende»
CONFINDUSTRIA VENETO. Il modo per uscire dalla recessione globaleFabio Franceschi fa il bilancio: «I 60 milioni di euro messi a disposizione dal pubblico permetteranno di fare da volano. Male i tagli ai fondi universitari»
Marino Smiderle
INVIATO A TREBASELEGHE (PD)
«La ricerca e l'innovazione non devono essere fatte solo in periodi eccezionali ma portate avanti con continuità. Devono diventare parte del core business delle aziende del Veneto». Fabio Franceschi, presidente di Grafica Veneta e delegato di Confindustria Veneto in materia di ricerca e innovazione, parla davanti a un tavolo ricolmo di libri. Libri che sono l'oggetto sociale dell'azienda di Trebaseleghe (Padova), un gioiello che stampa 140 milioni di copie all'anno e veleggia verso il traguardo dei 100 milioni di fatturato.
Che ci azzecca l'innovazione con un'azienda che si occupa della realizzazioni di oggetti inventati ai tempi di Gutenberg? C'entra, eccome se c'entra. I libri saranno sempre libri, ma il modo di stamparli è stato rivoluzionato con l'avvento del digitale e se negli anni di incubazione Franceschi non avesse avuto l'intuito e la lungimiranza di investire nelle nuovo tecnologie, col cavolo che adesso Grafica Veneta sarebbe la prima azienda italiana del settore e la terza in Europa.
È anche per questo che Andrea Tomat ha chiesto e ottenuto la sua disponibilità a impegnarsi in Confindustria Veneto per diffondere il verbo dell'innovazione. «Proprio in un momento difficile come questo - afferma Franceschi - crediamo che sia vitale per le imprese puntare sulla ricerca e sull'innovazione, sia a livello di prodotto, sia a livello di processo, sia a livello di mercati. Penso alla commessa che la mia azienda ha appena ottenuto dal Brasile, per 14 milioni di copie di volumi: se non avessimo lavorato nei quattro anni precedenti, investendo tempo e risorse, non saremmo mai arrivati a questa conclusione».
Franceschi è convinto che l'imprenditore, sempre per la questione del momento di crisi economica globale, debba oggi recitare un ruolo importante nel tessuto sociale. Ma per dare la spinta agli investimenti in ricerca serve l'aiuto pubblico. E a questo proposito il delegato di Confindustria Veneto fa un bilancio positivo delle risorse messe a disposizione dal sistema.
«Complessivamente - precisa - potremo avere a disposizione 60 milioni di euro, grazie ai nuovi stanziamenti della Regione, con cui finanziare 200 grandi progetti di oltre 600 imprese. Da tutti questo partirà un effetto volano che porterà a superare i 200 milioni di investimento in ricerca e innovazione».
Il rovescio della medaglia è costituito dai tempi di erogazione dei contributi, dal momento che il patto di stabilità ha provveduto a chiudere i cordoni della borsa anche a questo proposito. «Ci sono stati anche ritardi di 4 anni - rivela Franceschi - con intuibili disagi per le aziende coinvolte. Ci auguriamo un'azione puntuale per accelerare le pratiche dei futuri contributi».
Certo, la ricerca non è una cosa che le imprese devono fare solo perché il pubblico paga. Ci deve essere la consapevolezza che, senza innovazione, si finisce fuori dal mercato. «Tuttavia - conclude Franceschi - i tagli che sono stati apportati alle università non sono un buon viatico per il futuro. Io ho potuto apprezzare la preparazione degli studenti veneti e temo che, nel lungo periodo, questi tagli non avranno certo conseguenze positive per le imprese, sempre in attesa di un rapporto efficace col mondo della scuola».
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