Non è l'abito (a braghetta) a fare la miss

12/09/2012
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Non è l'abito (a braghetta) a fare la miss

Miss Italia è un po' come Sanremo o come una partita della Nazionale: tutti ci sentiamo in diritto di improvvisarci l'allenatore, il Cesare Prandelli della situazione, perché nessuno di noi, in realtà, rinuncia a dare almeno un'occhiata alla passerella delle ragazze in tv per scoprire chi ha vinto. E stavolta ha vinto la più bella, Giusy Buscemi da Mazara del Vallo (Trapani), diciannove anni: e subito saremo sommersi dalle obiezioni di chi non condivide il giudizio. È inevitabile: critichiamo lo spettacolo sempre, ma sempre finiamo per guardarlo, come d'altronde i dati di ascolto, in lieve flessione, comunque testimoniano. Perciò, guai a fare gli snob su un concorso che esiste dal 1939, che si svolge in ogni parte del mondo, e che qui ben rispecchia l'intero nostro Paese, se si pensa che nella storia della manifestazione le vincitrici lombarde s'equivalgono, per numero, a quelle siciliane. Con un sorriso potremmo dire che, come Garibaldi, anche Miss Italia ha unito la patria da Nord a Sud. Ma proprio perché nessun pregiudizio avrebbe senso nel commentare un evento tanto popolare e universale, vanno dette almeno tre cose che non saranno sfuggite nemmeno all'osservatore occasionale. La prima è che neanche a Miss Italia l'abito fa il monaco. Quanto anacronismo nella polemica sul costume intero o a due pezzi per le giovani che sfilavano. Si può essere molto eleganti in bikini o piuttosto volgari col braghettone. Non è quel che s'indossa a fare la differenza, né a rendere più elevato il dibattito sul corpo delle donne. Un dibattito che è invece molto serio, e che perciò non si risolve coprendolo di veli. La dignità delle persone, il senso del pudore e il rispetto per le donne non dipendono dal costume portato. Altro punto dolente è stata la scarsa spontaneità delle concorrenti nelle risposte. Date più fiducia alle ragazze, maggiore libertà di parola, anche quando il pensiero può apparire fragilino o emotivo, a causa della giovane età. Un concorso più «naturale», ecco. E poi mamma Rai risolva una volta per tutte il dilemma del televoto. Se è così controverso, lo si elimini. In epoca fantasiosa di «governi tecnici», non sarà difficile trovare una soluzione adeguata anche per eleggere la regina d'Italia senza le polemiche di sempre. f.guiglia@tiscali.it

Federico Guiglia




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