Italia nel '78: l'anno cruciale visto da Washington

LIBRO. «Governo ombra» di Molinari, corrispondente della «Stampa»
15/08/2012

Il 1978 non fu, per l'Italia, un anno come gli altri. Fu il punto di svolta, di non ritorno: per il sistema politico (il rapimento di Moro, il declino del compromesso storico), per la società (il terrorismo, la crisi economica), persino per la Chiesa (l'avvicendarsi dei tre Papi). Ci sono molti modi per narrare vicende storiche delicate e complesse, soprattutto se si hanno a disposizione documenti «di prima mano». Maurizio Molinari, nel suo Governo ombra (Rizzoli), snoda la sua narrazione attraverso i testi desecretati, provenienti dal dipartimento di Stato americano, delle comunicazioni di analisti e diplomatici statunitensi. Anziché cedere alla tentazione del sensazionalismo, il giornalista che da una decina di anni è corrispondente de La Stampa dagli Stati Uniti, delinea in modo raffinato un percorso ben chiaro, usando uno stile semplice e scorrevole. Il libro si legge come un romanzo, anche se purtroppo le vicende che narra sono tragicamente vere. Anche chi non conosce la storia e la politica italiana della Prima Repubblica (si potrebbe dire anche della Seconda) farebbe bene a leggerlo, perché vi troverebbe molti elementi nuovi: il veto Dc al viaggio di Giorgio Napolitano negli Usa, la diffidenza degli americani verso Sandro Pertini, l'emergere di Bettino Craxi sulla scena politica, i colloqui riservati con i giornalisti italiani, le cautele e le occasionali ma non irrilevanti differenze di vedute che in certi casi affiorano fra l'ambasciatore Richard Gardner e l'amministrazione Carter. Lasciamo al lettore il piacere di soddisfare la sua curiosità leggendo Governo ombra. Ma, se ci sono modi diversi di scrivere la storia, ci sono anche modi differenti di leggere un libro come questo. Così, la chiave che preferiamo è quella di vedere i fatti narrati dal punto di vista non della politica americana, ma dell'affresco che dalle pagine e dalle considerazioni raccolte ed elaborate da Molinari si fa dei partiti italiani, dei protagonisti della vita pubblica di quel periodo. Una Dc divisa e inaffidabile, un Pci che in periferia ha «laboratori» che ne fanno un caledoscopio di posizioni politiche, un Craxi che già nei primi passi del suo lungo «regno» nel Psi svela chiaramente i tratti della gestione futura del potere nel partito e nel Paese (e che ha nel Pci l'avversario da svuotare politicamente e da sconfiggere per affermare una nuova egemonia a sinistra). E ci sono i ritratti degli uomini di Chiesa, dei giornalisti, dei politici, degli intellettuali, talvolta diversi da come li abbiamo conosciuti. Al termine del 1978 l'Italia cambia strada. È come un giallo: per capire gli anni Ottanta e la politica che verrà, gli Stati Uniti - e il lettore - acquisiscono man mano nuovi indizi. Molinari, con garbo, ci guida ma si tiene un passo indietro, ci lascia gli strumenti (che già allora c'erano tutti, bastava mettere insieme le tessere del mosaico) per capire quale sarebbero stati il successivo percorso e l'evolversi della progressiva malattia mortale che avrebbe ucciso la Prima Repubblica.

Luca Tentoni




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