Orrori in ospedale nell'Alsazia occupata da Hitler

IL LIBRO. Marc Dugain, «L'insonnia delle stelle»
Lo sterminio dei disabili scoperto durante l'avanzata degli Alleati
02/02/2012
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Marc Dugain

Marc Dugain ha il dono della delicatezza, sincera e senza fronzoli, con cui sa dipingere mondi complicati e uomini ambigui senza scendere nella banalità. Nell'ultimo romanzo L'insonnia delle stelle (Marco Tropea Editore, 256 pagine, 16,50 euro) la sposa con l'orrore della guerra e dell'odio razziale, la fierezza dei vinti e la tracotanza dei vittoriosi. Dugain, 54 anni, francese trasferito in Marocco, è capitano di una compagnia d'aviazione che con il primo libro, La stanza degli ufficiali (1998), ha fatto incetta di premi letterari, affrontando i temi universali del dolore e dell'infermità, della rabbia e dell'accettazione, all'alba della prima guerra mondiale. Nel 2007, invece, cambia registro e narra ne La maledizione di Edgar (Passigli) la storia di Edgar J. Hoover, capo dell'Fbi per 50 anni, quello impersonato da Leonardo di Caprio nell'ultimo film di Clint Eastwood, J. Edgar. La faccia del Clint pistolero dagli occhi di ghiaccio ben si adatterebbero al protagonista de L'insonnia delle stelle, il capitano Louyre: un astronomo prestato alla guerra che osserva molto, parla poco, fa domande e dà parecchio fastidio. Qui torna la guerra a fare da sfondo: siamo nel 1945 e Louyre occupa con la sua guarnigione una piccola città vicino a Baden-Baden, nell'Alsazia storicamente contesa tra tedeschi e francesi. Passata dalla Francia alla Germania nel 1871, nel 1919 viene restituita alla Francia. Occupata dai tedeschi nel 1940, viene liberata dagli Alleati nel 1944. La schizofrenia della storia si fa sentire nel romanzo, in cui serpeggia la diffidenza antica tra tedeschi e francesi. In una fattoria isolata il capitano francese scopre una ragazza di 15 anni, Maria Richter, che vive sola e malnutrita. Il padre è in guerra con i tedeschi sul fronte russo e della madre si conoscerà il destino solo dopo molte pagine e una fitta rete di segreti che Louyre fa affiorare nell'intento di scoprire la verità sull'ospedale cittadino, deserto proprio nel momento in cui dovrebbe essere stracolmo di feriti. L'ospedale è strumento delle idee razziste del Reich hitleriano per mano del direttore, lo psichiatra Halfinger, complice nell'eliminazione dei «diversi». Ma non è l'unico mistero su cui il capitano fa luce, mentre scruta il cielo stellato con la freddezza dello scienziato e snocciola considerazioni da eroe romantico: «Più si vive in alto più si invecchia in fretta, perché la distanza percorsa è maggiore». Louyre vuole rendere palese ciò che pare inspiegabile o ciò che tutti sanno ma nessuno dice. Costi quel che costi. Louyre è un uomo solo, diverso da tutti: dall'ex sindaco, dal prete, dai soldati suoi sottoposti, dal maresciallo, che alla morte paiono abituati o rassegnati. I superiori gli rimproverano di essere «coraggioso senza essere un vero militare». Ma è tramite lui, capace di un amore tenero, che non chiede nulla in cambio a una ragazzina nel pieno della sua provocante femminilità, che Dugain condanna l'ideologia nazista, raccontata con la serietà chirurgica del documentario e la forza della narrazione.

Camilla Madinelli




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