Floreani, il senso del Tutto tra colore e forma circolare

MOSTRE /1. Ad Arco da domani una personale dell'astrattista
Il pittore vicentino esporrà anche alla Galleria Russo di Roma e Milano in febbraio e in marzo
02/02/2012

Dopo la partecipazione alla Biennale Internazionale di Venezia nel 2009 e la mostra personale al MAGA di Gallarate del 2010, Roberto Floreani espone a Palazzo dei Panni, seicentesco edificio nel cuore di Arco, sede della Galleria Civica Segantini. La vernice è in programma domani alle 18 e inaugura un periodo particolarmente intenso per l'artista vicentino, che da sabato 11 febbraio sarà protagonista di una personale alla Galleria Russo di Roma, esposizione che si trasferirà da mercoledì 21 marzo nella sede di Milano della Galleria Russo. La mostra di Arco, curata da Giovanna Nicoletti, raccoglie in un suggestivo percorso espositivo quasi una trentina di opere di grandi dimensioni che tratteggiano la ricerca dell'artista a partire dalla fine degli anni Novanta. La pittura di Roberto Floreani “ripensa" una pratica pittorica creando un universo spirituale dove il segno descrive, al di là della rappresentazione, un possibile territorio di confronto. Dalle stesure ricorrenti degli impasti di colore nascono superfici dove le forme si saldano una sull'altra. Il profilo quasi calligrafico di elementi circolari, tratti ora dalla geometria ora dalla natura, che affiora da questi fondali, rimanda a linguaggi che appartengono a culture diverse. Sono tracce di flussi costanti che coniugano generosamente esperienze occidentali con quelle orientali - Roberto Floreani è infatti un esperto cultore di arti marziali. Il gesto del dipingere si ripete per accumulazioni e sottrazioni tracciando una sorta di mappatura, come se fosse possibile rendere visibile l'intensità di un mantra attraverso l'intricato disegno di un ordito prezioso. Nel percorso di Floreani c'è una forte attenzione alla dimensione cosmica, al Tutto: uno sdoppiamento quasi specchiante e riflettente dell'immagine, un perpetuo procedere per sequenze mobili, apparentemente semplici, fortemente in divenire grazie ad un affioramento di energia che sembra far palpitare il pigmento, evidenziando la possibilità del colore di trattenere, anche solo immaterialmente, la luce che scivola tra le forme caleidoscopiche. Segni concentrici circolari e squadrati riempiono le superfici articolando un dialogo tra la decorazione formale e la natura spirituale di tele e ceramiche che da sempre accompagna il lavoro dell'artista. Correda il percorso espositivo una sala sulla scomposizione dinamica delle forme di derivazione futurista, avanguardia storica alla quale l'artista ha dedicato una ricerca ormai ventennale, che anticipa la mostra dedicata ad Umberto Maganzini, nato a Riva del Garda nel 1894 e morto a Firenze nel 1965, artista che condivide alla fine degli anni Dieci la lezione futurista sulla ricerca plastico-dinamica degli elementi compositivi.




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