Una giustizia superiore con il nemico

01/02/2012

Si può amare chi ci ha offesi nell'onore, chi ci deruba, chi ci ha ucciso un figlio? L'estensione anche ai nemici del comandamento evangelico «ama il prossimo tuo» sembra un dettato impossibile. Anche nell'ambito dell'ebraismo il comandamento fu percepito come un'utopia. Per lo studioso ebraico Joseph Klausner «vi è nella concezione religiosa di Gesù un elemento che l'ebraismo non poteva accettare: il fatto che Gesù abbia chiesto ai suoi discepoli di amare i loro nemici così come i loro amici». Il teologo Ezio Bianchi annota: «In effetti, nell'Antico Testamento non vi è traccia di un precetto espresso in modo così netto e incondizionato. Nella Torah si comanda di soccorrere insieme al nemico il suo asino accasciatosi a terra (Es 23,4-5; ma il passo parallelo di Dt 22,1-4 sostituisce “nemico” con “fratello”). Nel libro dei Proverbi si legge: “Se il tuo nemico ha fame, dagli pane da mangiare, se ha sete, dagli acqua da bere” (Pr 25,21); la motivazione addotta, però, è quanto meno ambigua: “perché così ammasserai carboni ardenti sul suo capo e il Signore ti ricompenserà” (Pr 25,22). È vero che la saggezza di Israele si oppone a più riprese allo spirito di vendetta nei confronti del nemico personale. Lo stesso però non si può dire dei nemici del popolo, percepiti come nemici di Dio, come attesta un Salmo: “Non devo forse odiare chi ti odia, detestare i tuoi avversari, Signore? Li odio con odio implacabile, li ritengo miei propri nemici” (Sal 139,21-22). Si pensi anche alle invocazioni rivolte a Dio perché vendichi l'oltraggio compiuto verso i suoi servi, pronunciate da Geremia». Cristo non si oppone alla Torah, «ma alle sue interpretazioni riduttive» e chiede «una giustizia superiore – per qualità, non per quantità – a quella di scribi e farisei. In estrema sintesi, la giustizia superiore proposta da Gesù consiste proprio nell'amore del prossimo, fino al nemico». A.M.




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