Falqui ci aveva azzeccato: il varietà non è morto Il merito è tutto di Fiorello
Aveva ragione Antonello Falqui quando, tempo fa, sostenne - sigaretta in bocca e occhio obliquo - che il varietà non era affatto morto. Semplicemente diceva «non ci sono più protagonisti capaci di fare varietà». Aveva ragione. E la prova che Falqui c'aveva - come dice l'umanista Antonio Di Pietro - azzeccato sta ora sotto gli occhi di tutti. Si tratta - come si dice? - di una dimostrazione inconfutabile. Fiorello ha riportato in scena, dopo quasi venticinque anni, il varietà scatenando immediatamente l'entusiasmo della platea televisiva.
Il varietà è un genere teatrale leggero, divertente, vario, coinvolgente. Apparentemente può sembrare di facile realizzazione perché tanto è forte la spontaneità rappresentativa quanto invece è in realtà ingannatrice. Infatti, è un genere che richiede capacità straordinarie, tempi perfetti, eleganza di movimento, esperienza, formidabile rapporto con il pubblico. Grandi del varietà sono stati per esempio Totò, Macario, Renato Rascel, Walter Chiari, Ugo Tognazzi, Raimondo Vianello: giganti della scena, entrati di diritto nella storia dello spettacolo.
Ecco, Fiorello appartiene a quella scuola. Viene fuori da quel filone lungo il quale, risalendo «per li rami», troviamo pure Petrolini e Sordi. Loro erano maturati misurandosi con le platee dell'Alambra Jovinelli e dello Smeraldo, Fiorello invece con i vacanzieri dei villaggi estivi e delle piazze di Ostia e di Riccione. Ma la gavetta è stata la stessa. Il rapporto con il pubblico - fondamentale per imparare a cogliere le suggestioni e le tonalità - resta il medesimo. Oggi il risultato è sotto gli occhi di tutti. Fiorello sa intrattenere, ballare, cantare, conversare con il personaggio famoso così come con lo spettatore qualunque, sa giocare di dritto e di rovescio senza mai ricorrere alla volgarità, alla parolaccia.
Il risultato? È lo spettacolo che lo vede protagonista al lunedì sera su Rai1. Due ore godibili per tutti senza esclusioni.
Altre ore, intanto, passano lungo i corridoi dei piani alti della Rai dove - tanto per non farci mancare nulla - si intensificano le voci di imminenti mutamenti di incarichi e di ruoli. Si sa: è cambiata l'aria politica e, come d'uso, la Rai sa adeguarsi subito con la rapidità del fulmine. Sotto tiro soprattutto è la direzione del Tg1.
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