Con la strana coppia Capossela-Brunello il blues sposa la classica
DAL VIVO. Teatro Olimpico gremito per un'applaudita serata pacifistaCome voleva il cantautore, è stata una proposta di invito alla bellezza e di solidarietà con Vicenza
Natascha Baratto
VICENZA
È un inchino alla bellezza palladiana l' entrata di Vinicio Capossela al Teatro Olimpico. Si inginocchia, si gira e con due occhi guizzanti fa capire quanto sia rimasto colpito dal più famoso edificio di Andrea Palladio. «Il concerto a cui penso aveva spiegato il cantautore, prima dello spettacolo - è un concerto in palandrana da predicatore, un repertorio per chitarra e armonium, che si affianca al violoncello-vascello del maestro. Una serata di tensione verso le cose grandi, di riflessione, di invito alla bellezza, e di ferma e dignitosa solidarietà alla lotta che Vicenza sostiene in questi anni».
Capossela si propone all'inizio in punta di piedi, ma il suo carattere esce piano piano durante la serata e si capisce, fin da subito, la grande confidenza e stima che si è instaurata tra la musica moderna e la saggezza dell'archetto di Brunello. "Madrigali, sonetti e sermoni", questo il titolo dello spettacolo, è stato un viaggio di due ore, una sorta di grido alla bellezza, all' amore e alla passione. "Rancore al silenzio" è la canzone d'inizio, in cui Capossella canta e suona la chitarra, accompagnato da Vincenzo Vasi, al theremin, al vibrafono e al piano giocattolo, da Alessandro "Asso" Stefana, alle chitarre elettriche e al banjo, da Glauco Zuppiroli, al contrabbasso.
Poi entra Mario Brunello e insieme suonano "Lettere di soldati". Si prosegue con "Achab" e "Non trattare", poi arriva il momento dell'assolo di Brunello, che con una maestria da brividi, esegue Sollima. Dopo il brano "Fuggite", l' autore di "Canzoni a manovella" intona le Rime di Michelangelo: "Altra figura", musicata da Philippe Eidel, dà il via alle altre rime, le cui note sono invece a firma di Capossela. La malinconia dei suoni si percepisce nell'imponenza del violoncello, che invade o accompagna silenziosa la profonda voce del cantautore. Il suono del theremin di Vincenzo Vasi fa materializzare gli spettri maligni e le voci dell'altrove. L'incanto, la magia e la bellezza sono così palpabili da far trattenere il fiato all'ascoltatore.
Dopo l'inedita "Noli me tangere", «uno standard della pittura come ha spiegato Capossela una metafora molto incalzante per le nostre continue apparizioni e sparizioni», è Brunello a stupire, suonando tre blues di prigionieri del Sud America: "When wind blow west", "The cake in the prison" e "Travel Travel". Il violoncellista veneto sorride divertito quando inizia il gioco "Ciaccona": con registrazioni elettroniche, i suoi suoni si riproducono continuamente, a tal punto che chiudendo gli occhi sembra udire cinque violoncelli insieme.
L'ultima parte del concerto scorre troppo veloce, con "La faccia della terra", "Billy Bud" e la prima canzone composta insieme dai due artisti protagonisti, ispirata a Moby Dick, "Santissima dei Naufragati". "Non cè disaccordo nel cielo" chiude uno spettacolo che ha riempito l'Olimpico con una nuova cultura, attuale, ma sempre dedicata alla pace.
