Enrico Mitrovich, la tela come palestra dell'ironia

MOSTRE /2. ALLO STUDIO TERMA DI VIA SAVIABONA A VICENZA FINO AL 25 SETTEMBRE
Il pittore è una voce originale e attenta alla tecnologia
  • 19/09/2009
 
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Una delle opere di Mitrovich in mostra: "Mamme"

Nel panorama dei giovani artisti vicentini, Enrico Mitrovich (1962) si colloca come una voce originale e ironica, indifferente alle logiche di tendenza, pur curioso e lucidamente consapevole sia della realtà sia dell'attualità tecnologica - con la quale gioca volentieri con sofisticata e semiseria intellettualità.
La sua mostra "Ritorno all'ordine.Exe / release 2.0.0.9." inaugurata ieri allo studio Terma, in via Saviabona 284 a Vicenza, riassume molte delle tematiche che lo caratterizzano come pittore ma anche come poeta che sa guardare e parlare di sé attraverso le mille sfaccettature del mondo contemporaneo, come suggerisce anche il titolo della mostra, che fa riferimento alle applicazioni informatiche e ai relativi aggiornamenti.
Gli argomenti messi in campo dai suoi dipinti recuperano sempre qualche brano della cultura attuale, specialmente fotografica, qualche ritaglio della modernità che entra a far parte delle sue composizioni in modo irrituale e interpretativo.
Così è per una serie di grandi oli, di cui fa parte ad esempio "Mario Giacomelli: presa di coscienza sulla natura# 2", dipinto ispirato dallo studio di una sequenza di immagini fotografiche di Mario Giacomelli, il quale, riprendendo in modo reiterato fotografie dei dintorni di casa sua, a Senigallia, ne estrapolava alcuni dettagli facendone i protagonisti di una nuova opera.
Un altro lavoro dal titolo "Alpini 1916 - Fronte dolomitico (colle del Bois)", è invece dedicato alla zia dell' autore, Nella, "che dalla sua finestra a Belluno poteva osservare le Dolomiti e molto spesso sospirava"... La rivisitazione degli episodi familiari dal minimalismo pungente continua con un olio, "23 aprile 1943" derivato da una sequenza fotografica «che - didascalizza lo stesso Mitrovich - riprende mia cugina festosamente spinta verso l'alto da mio zio. Secondo la tradizione, suffragata da varie testimonianze, sembra che pur restando illesa, la cugina sia stata lanciata in aria con un angolo balisticamente errato, finendo così su una siepe di lauro».
Un altro quadro dal titolo "L'inizio della fine" fa invece preciso riferimento alle prime lastre fotografiche di Niepce che, nel giudizio dei contemporanei, avrebbe dovuto soppiantare entro breve la pittura.
Non mancano naturalmente anche interpolazioni di contenuto matematico-informatico ricche di una ridevole e intelligente provocazione.
La mostra rimarrà aperta fino al 25 settembre con orario 8.30-12.30; 14.30-18.30.G.GR.