Bangarra: il fuoco, la luce e la gestualità tribale per una danza ai confini

L'EVENTO. Al Comunale di Vicenza la straordinaria performance dell'ensemble australiano
Con "Spirit" il direttore artistico e coreografo Stephen Page compie un lavoro di esaltante (e rispettoso) recupero della tradizione aborigena
21/02/2011
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Un momento dell'esaltante performance del Bangarra Dance Theatre al Comunale di Vicenza. COLORFOTO

Lara Campigato
VICENZA
Bangarra Dance Theatre è una compagnia di danza contemporanea con un ruolo specifico nel panorama australiano.
Rispetto alle grandi compagnie come l'Australian Ballet o la Sidney Dance Company di matrice occidentale bianca, ovvero formatesi ad immagine del modello di balletto europeo, Bangarra è una compagnia di danza che va oltre questo concetto ed esula da una classificazione tradizionale.
Il nome ha a che fare con una parola aborigena che significa fuoco, luce, e potremmo definire la compagnia come appartenente al gruppo "nativista", che punta a valorizzare la cultura delle popolazioni native di una determinata terra con riferimenti a miti ancestrali di 40.000 anni fa, per il recupero di una sorta di eredità culturale non scritta, di un sapere che si riceve nel tempo del sogno.
Così lo stesso Stephen Page, di discendenza aborigena, direttore artistico e coreografo, vede se stesso come un narratore. La storia è alla base del suo lavoro e le sue creazioni sono un mix di danza contemporanea e tradizionale aborigena fatta di danza e racconto, una linea sottile tra il cerimoniale e il teatro.
Uno straordinario lavoro di recupero di autenticità aborigena, di ciò che esiste fin dagli albori della creazione e che per moltissimo tempo è stato negato. A questo proposito basti pensare alle generazioni "rubate", una politica di negazione degli aborigeni per cui i bimbi venivano allontanati dalle proprie famiglie ed ducati come dei bianchi.
Ovviamente nel lavoro della compagnia questa ritualità si fa danza strutturata per il palco a cui viene data una forma estetica che ha a che fare con la danza contemporanea, ma nello stesso tempo resta ancorata alla visceralità della gestualità tribale.
Per quanto riguarda lo stile della danza, e che naturalmente è ciò che rende così speciale Bangarra, va sottolineato che le storie sono raccontate attraverso la fusione di movimenti di tradizionale danza aborigena - il corpo sempre legato alla terra - con influenze della danza contemporanea occidentale.
Spirit è il titolo del pezzo presentato al Teatro Comunale ed ha a che fare proprio con il dream time, ovvero con i miti, il sapere ricevuti in sogno. È vero che la danza è soprattutto corpo, ma si danza per rendere visibile una spiritualità proprio perché siamo mortali.
Nel momento in cui si danza si è mente, corpo, spirito, altrimenti ci sarebbe solo corpo e non danza: già il titolo del pezzo, quindi, dichiara il tentativo di valorizzare qualcosa di speciale che si era perso nel tempo.
Anche la musica di David Page, fratello del coreografo, è frutto di una visione integrata: una fusione di pop, elettronica e strumenti tradizionali e crea un'atmosfera sonora che incorpora la musica, la parola, la respirazione, le voci, le grida e rumori sia animali che della natura: la pioggia, il vento, il mare…
Una straordinaria performance! I ballerini, praticamente tutti di discendenza aborigena, sono altamente qualificati e avvincenti nell'esecuzione, e piace costatare che il pubblico abbia davvero apprezzato tutta l'originalità artistica che è stata riversata in questa dinamica e meravigliosa danza. Catapultati in un altro tempo e luogo, trasportati interamente in un altro regno.