Cecchi-d'Amico Un'autentica dinastia italiana
SAGGIO. Tullio Kezich e Alessandra LevantesiLetteratura, teatro, cinema la cultura nazionale in due casate
Si intitola Una dinastia italiana il saggio di Tullio Kezich e Alessandra Levantesi (Garzanti, 615 pagine, 25 euro), ma sarebbe più esatto parlare di due dinastie in quanto i Cecchi e i d'Amico diventano parenti soltanto di recente, quando Giovanna (detta Suso) Cecchi, recentemente scomparsa, sposa Fedele (detto Lele) d'Amico. Ed ecco in scena Suso Cecchi d'Amico, uno dei nomi più importanti del cinema, sceneggiatrice di opere come L'onorevole Angelina e Rocco e i suoi fratelli. La storia delle due famiglie, appassionante e ricostruita con rigore dal critico cinematografico Tullio Kezich, scomparso l'anno scorso senza avere fatto in tempo a vedere pubblicata la sua opera, e da Alessandra Levantesi, esperta di cinema e di teatro, diventa anche la storia del mondo intellettuale italiano da fine Ottocento a oggi.
Letteratura, teatro, musica, arti figurative, cinema... Ai componenti delle due famiglie, uomini e donne, non basta amare l'arte. Devono anche farne una professione, emergere, diventare dei maestri. Su tutti spiccano, naturalmente, Emilio Cecchi (1884-1966), il critico letterario più prestigioso e temuto di quegli anni, elzevirista e storico d'arte, e Silvio d'Amico (1887-1955), altrettanto autorevole critico teatrale, ideatore, fondatore e anima dell'Accademia nazionale d'arte drammatica, dove si sono diplomati quasi tutti i più grandi attori italiani (con l'eccezione di Gassman, ed è interessante leggere il perché). Ma anche gli altri componenti della famiglia non scherzano, dal musicologo Lele a Leonetta Pieraccini, moglie di Emilio, pittrice di notevole talento che ci ha lasciato, tra l'altro, interessantissime pagine di diario. Sulla passerella di Una dinastia italiana si muovono tutti i protagonisti e i comprimari della vita intellettuale italiana: Fattori, Soffici, Morandi, D'Annunzio, Cardarelli, Ungaretti, Montale, Quasimodo, Pirandello, Bacchelli, Gadda, Soldati, Moravia, Prezzolini, Longanesi, Bellonci, Vittorini, Barilli, Visconti, Fellini, Manfredi... e non soltanto in occasione di memorabili o edificanti imprese artistiche, oppure mentre si esibiscono ufficialmente in salotti, premi letterari o convegni. Li troviamo anche in gustosi episodi di gossip o di capricci, utilissimi per scoprire miserie, invidie, intrallazzi, rancori assortiti. Come in occasione delle stroncature che Emilio Cecchi dedica a scrittori di grido, da Giuseppe Berto ad Alberto Moravia, che si trascineranno il magone per molti anni.
Curioso confrontare l'ambiente di allora con quello dei nostri giorni. Dov'è oggi un critico letterario come Emilio Cecchi? Non solo per il valore dei suoi interventi, ma anche per il potere che esercitava. Adesso la critica letteraria è una cosa marginale. Le stroncature, ormai rare, pesano ben poco sulla bilancia che serve a decretare un successo o il suo contrario. Vale molto di più un'apparizione da Fazio piuttosto che un articolo sulla terza pagina del quotidiano più letto. Andiamo meglio o andiamo peggio?
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