Grazie a «Going back» Collins torna alle origini

IL PERSONAGGIO. Il14 settembre esce il suo disco di reinterpretazioni
Eccellente la scelta dei brani scritti da grandi autori
29/07/2010
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La copertina di «Going back» con un giovanissimo Phil Collins alla batteria

La musica soul è da sempre uno dei "pallini" di Phil Collins, e non è un caso che il suo primo singolo finito in testa alla classifica Usa sia stato un brano delle Supremes, You can't hurry love. Ora questa passione si traduce in un intero disco di reinterpretazioni, Going back (tornare indietro), in uscita il 14 settembre, il suo primo disco da studio da quasi un decennio a questa parte.
Collins, batterista dei Genesis e leader del gruppo inglese dalla fuoriuscita di Peter Gabriel, è uno dei tre artisti in assoluto, insieme a Paul McCartney ex Beatles e a Michael Jackson, ex dei Jackson 5, ad aver venduto oltre 100 milioni di dischi sia come solista che come componente di una band. Il successo, dunque, a Going back non dovrebbe mancare, anche perché la scelta dei brani è eccellente, visto che gli autori originali sono superstar come Stevie Wonder, Temptations, Miracles e Four Tops.
Alla base ci sono i concerti speciali al Roseland Ballroom di New York City che Collins ha tenuto dal 22 al 25 giugno scorso, annunciati con lo "strillo": Up close and personal: Phil Collins plays 60's soul. Per quegli show esclusivi - e per l'album che hanno generato - il leader dei Genesis ha voluto accanto 18 musicisti sopraffini, condotti da alcuni nomi che hanno preso parte alla maggior parte delle registrazioni dell'etichetta Motown, il marchio leader del soul anni '60-'70. Si trattano dei Funk Brothers – il bassista Bob Babbitt e i chitarristi Eddie Willis e Ray Monette – eroi misconosciuti di una "fabbrica" di hit che hanno influenzato anche Beatles, Who e Rolling Stones.
«Non dovrebbe essere una sorpresa per nessuno che alla fine abbia deciso di fare un album con le mie canzoni soul preferite», ha spiegato Collins nelle note che accompagnano il disco. «Questi brani della Motown - insieme a un paio di Dusty Springfield, uno di Phil Spector e delle Ronettes, e uno degli Impressions - hanno costituito la colonna sonora dei miei anni giovanili. Andavo al Marquee club, a Londra, a sentire gli Who o gli Action o altri ancora reinterpretare quelle canzoni. E io, a mia volta, il giorno dopo, andavo a comprare le versioni originali. La mia idea è quella di non aggiungere nulla di nuovo a questi brani già favolosi, ma di cercare di ricreare il suono e le sensazioni che ho provato la prima volta che li ho ascoltati. La mia intenzione? Realizzare un vecchio album. Essere riuscito ad avere tre dei rimanenti Funk Brothers come musicisti in tutti i pezzi è stato meraviglioso. C'è stato un momento, mentre stavano suonando "Heatwave", in cui ho sentito un'onda di felicità pervadermi. Mi sono chiesto: sta veramente succedendo a me?».

Giulio Brusati