La poesia, il luogo dove si conduce la resistenza etica

YANG LIAN
13/05/2010
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Il poeta cinese dissidente Yang Lian a palazzo Chiericati. GIARETTA

Se volessimo giudicare lo stato di salute della poesia dall'afflusso di pubblico a Dire poesia 2010, la diagnosi apparirebbe chiara: essa mostra senz'altro una grande vitalità. Anche Yang Lian, prestigioso ospite dell'appuntamento che ha chiuso a palazzo Chiericati questa interessante rassegna, si è visibilmente stupito di trovare davanti a sé una sala gremita di gente. «Ho quasi la sensazione - ha esclamato - che Londra e Pechino siano delle città così piccole…». E ha continuato: «Se sono qui è per provarvi che la tradizione della poesia cinese è ancora viva». Dopo l'esauriente presentazione di Marta Nori, insegnante di cinese al liceo Pigafetta, Yang Lian, ha letto in cinese diverse sue poesie, tra cui La tomba dei saggi, un inedito stampato per l'occasione da L'Officina Arte Contemporanea, che sono poi state recitate in italiano da Martina Pittarello e Valentina Brusaferro. Alla fine abbiamo intervistato il poeta cinese con la collaborazione in veste interprete, di Marta Nori, che ringraziamo.
È vero che uno degli eventi che l'ha spinta a scrivere poesie è stato la morte di sua madre?
È vero. Mia madre è morta nel 1976. Io ero nelle campagne cinesi per la rieducazione a cui erano sottoposti tutti gli intellettuali. Prima della sua morte avevo scritto qualcosa, ma era tutto un po' romantico e semplice, non avevo capito che la poesia nasceva dalla parte più profonda di me. Dopo la sua morte in me si è creata una sensazione di vuoto, anche perché ero solo, non c'era nessuno vicino con cui potessi sfogarmi. La poesia è diventata così l'unico modo di esprimermi, non solo per me, ma in qualche modo anche per parlare a mia madre. Quest'ultima sensazione segretamente è sempre con me. Mia madre ha fatto iniziare la mia carriera di poeta, però non ha mai letto niente di quello che ho scritto.
Lei e molti altri nuovi poeti cinesi siete stati accusati di praticare una poesia "menglong", cioè oscura. Come mai vi venne data questa etichetta denigratoria?
Prima di tutto per me poesia oscura non è un termine corretto ed è nato perché la gente voleva criticarci in quanto non riusciva a capire quello che volevamo dire. Dal mio punto di vista la poesia oscura è stata il primo momento in cui abbiamo iniziato a ripulire la lingua dopo la rivoluzione culturale. Ci siamo sbarazzati di tutti quei paroloni come socialismo, comunismo, e siamo tornati un po' alla volta alla lingua tradizionale o alla tradizione della lingua. Abbiamo parlato di morte, di vita, di sole, di luna, di dolore, però in un modo moderno, per esprimere i nostri sentimenti. Quindi siamo andati incontro alla lingua tradizionale per esprimere però una situazione attuale. Abbiamo espresso i nostri sentimenti nella nostra propria lingua, cioè nella lingua individuale di ciascuno di noi, quindi molto diversa da quella lingua di propaganda che aveva caratterizzato la Cina.
Qual è il suo rapporto con la poesia cinese classica?
Il cinese è una lingua che è cambiata moltissimo. Amo la poesia classica cinese ma non c'è modo di copiarla. Quello che posso fare è pormi delle domande e porre delle domande anche alla lingua, le più profonde possibili. Quindi, da un punto di vista filosofico, la mia poesia serve ad esprimere la situazione dell'uomo. La poesia ha a che fare con la nostra vita. Anche se scrivo questa poesia, chiamiamola moderna, gli antichi poeti classici sono sempre dietro di me e mi guardano. Quando compongo versi devo anche chiedermi cosa penserebbero loro. Direi che la mia poesia è come una domanda moderna per rispondere alla quale raccolgo elementi da ogni direzione per essere creativo.
Il verso finale della poesia "1989" dedicata al massacro di Tian'an Men recita: "Questo senza dubbio è un anno perfettamente ordinario". È uno strano verso considerando l'evento…
Quando accadde il massacro di piazza Tian'an Men tutti eravamo scioccati e increduli. Allora mi è sorta questa domanda: dov'è la nostra memoria per tutti i morti che ci sono stati prima di questo evento, tutti i morti per esempio della rivoluzione culturale? Sembrava che fosse la prima volta che vedevamo dei morti. Se le nostre lacrime servono solo per lavarci la memoria, allora chi è che può garantire che non succeda un'altra Tian'an Men?
In "Omaggio alla poesia" lei scrive: "Sono un poeta / se voglio che la rosa sbocci, la rosa sboccerà / la libertà tornerà". Da questi versi emerge una grande fiducia nella poesia…
Quando ho scritto questa poesia ero molto giovane, quindi è un po' romantica. Però a distanza di trent'anni la mia fede nella poesia è diventata più profonda e più forte. Penso che questo mondo globale stia diventando una globalità di cinismo e di egoismo in cui domina l'unione del potere e dei soldi globali. Anche se la poesia non viene rifiutata da questo potere e da questi soldi, tuttavia è la poesia a rifiutare loro. La poesia è la libertà del pensiero e della parola. La poesia è il luogo in cui possiamo opporre la nostra resistenza etica.