Viaggiare? Serve Ma per narrare bisogna studiare

MARCO BUTICCHI
11/03/2010
Zoom Foto
Marco Buticchi presenta oggi a Schio il suo ultimo libro

Le navi di Marco Buticchi attraversano i secoli. "Il respiro del deserto" le osserva percorrere mari e acque che dalla Mongolia dell'imperatore Gengis Khan accompagnano il lettore fino al 33° presidente degli Stati Uniti Harry Truman e ai giorni nostri, sulle tracce di Oswald Breil e Sara Terracini, indiscussi protagonisti dell'universo creato dallo scrittore ligure. Buticchi presenterà il suo nuovo libro, edito da Longanesi, oggi alle 17.30 a Schio nello Spazio eventi ex Lanificio Conte, in via XX settembre. L'incontro è promosso dai Lions di Schio in collaborazione con la libreria Ubik. Tre vicende di tre epoche diverse legate da un filo rosso comune: una tela da labirinto cretese, il cui gomitolo porta pagina dopo pagina a svelare l'ambizione che da secoli avvelena l'animo umano, «risvegliandone l'avidità e i peggiori istinti». Un Edmond Dantès del 1919, Double Skinner; uno scrivano mongolo dai tratti femminili, Qutula, ricercato dalle guardie di Gengis Khan perché a conoscenza di un pericoloso segreto; l'ex capo del Mossad e ex premier israeliano Oswald Breil, alle prese con se stesso e la sua sete d'avventura. Tre storie dal sapore di tre epoche diverse; tre vicende legate dal terribile segreto che svela il luogo in cui è sepolto Gengis Khan con il suo inestimabile tesoro. A bordo delle sue amate navi, descritte con una minuzia tecnica raffinata ed esperta, Marco Buticchi ci conduce attraverso mari ed oceani, attraverso la storia e i suoi misteri, per ascoltare quel "respiro del deserto" che è riuscito a raggiungere tre edizioni in tre settimane.
Lei ha iniziato la sua carriera pubblicando a sue spese i primi due romanzi e ora si trova nella stessa collana di Wilbur Smith. Come ha vissuto il suo successo?
Per me è un sogno ancora oggi. Il mio sogno di ragazzo era quello di essere pubblicato nella collana "I maestri dell'avventura" con uno squalo nel retro copertina. Allora ero un giovane scrittore in cerca di conferme. Ancora oggi sono in cerca di conferme, ma con molte più certezze. Per me il successo è un sogno che si corona.
È stato a lungo "trader" petrolifero e ha viaggiato in tutto il mondo, nutrendo le sue conoscenze e la sua fantasia. Viaggia ancora per scrivere?
Viaggiare è importante, ma non appaga la conoscenza di romanziere. Quando si viaggia e si conoscono luoghi nuovi, si percepiscono gli sguardi, i colori e i profumi, ma non ci si cala nella mentalità. Per comprendere fino in fondo un popolo è necessario lo studio. Paragono spesso la storia ad un fiume con tante anse. Nelle anse l'acqua ristagna e ribolle ed è lì che si deve scavare per trovare i pesci più grandi. Del resto, la storia è sempre incerta, non è mai obiettiva e per questo può essere rivisitata.
La Liguria, la sua regione d'origine, si trova spesso nei suoi libri. È un omaggio alla sua terra?
Nei miei romanzi c'è sempre un angolo di quello che è universalmente noto come "il golfo dei poeti". Tutti i più grandi poeti e scrittori ne hanno parlato, da Dante a Chatwin. Un giorno chiesi a Montanelli perché tutti sentissero il bisogno di scrivere su questi luoghi. Lui mi guardò con i suoi occhi limpidi e mi disse: «Si guardi attorno». Aldilà della bellezza di questa terra, ognuno ha bisogno di scrivere delle proprie radici. Anche se non dominante, un po' dei miei paesi c'è sempre.
In "Il respiro del deserto", oltre ai personaggi, protagoniste sono anche le navi. La sua passione per le navi quando è nata?
Io sono un uomo di mare. Certo, per questo libro, scendere nei particolari di velieri e navi moderne mi ha richiesto molto studio. Ma, come sempre, la passione porta allo studio e lo studio porta alla passione.