Scorsese e Di Caprio presentano il loro ultimo saggio di violenza
CINEMA. Ieri a Roma l'anteprima del film che sarà presentato al festival di Berlino e uscirà nelle sale italiane il 5 marzoPer la quarta volta l'autore dirige l'attore in un neonoir dalle tinte fosche che s'ispira alla tradizione dei grandi tedeschi di Hollywood
La violenza, quella più sottile che si annida dentro la nostra stessa coscienza e memoria,è al centro del nuovo film di Martin Scorsese Shutter Island, presentato ieri a Roma dal regista di Taxi Driver e dal protagonista Leonardo DiCaprio. Thriller psicologico, atmosfere gotiche ed espressionismo tedesco si uniscono per raccontare l'orrore di un viaggio dentro l'anima dell'agente Teddy Daniels (DiCaprio) e dentro un'isola orribile e paurosa che fa pensare a quella dei morti dipinta dal pittore simbolista tedesco Arnold Böcklin.
Che ci fanno questo ispettore di polizia e il suo aiutante Chuck (Mark Ruffalo) nell'isola dove si trova l'Ashecliffe Hospital il più segreto e spaventoso manicomio criminale? Semplice. Stanno lì per trovare una paziente che manca all'appello e anche per investigare sui rumors riguardanti la psichiatria troppo eterogenea del direttore Dr. Cawley (Ben Kingsley) e del suo assistente Dottor Naehring (Max von Sydow). Ma quanto più Teddy e Chuck si avvicinano a una qualsiasi probabile verità tanto più cominciano a credere di essere loro stessi contagiati da una strana pazzia.
Il film, che passerà fuori concorso alla Berlinale sabato e arriverà in sala in Italia dal 5 marzo è tratto dal best seller omonimo di Dennis Lehane (autore, tra l'altro, di Mystic River) e ha le scenografie di Dante Ferretti.
«Teddy Daniels è il personaggio più violento e dark che abbia mai interpretato», confessa DiCaprio. «Sono affascinato dal comportamento umano e credo che la violenza di molti personaggi raccontati da Scorsese nasca solo da una sofferenza interiore che viene rivolta verso l'esterno come ad esempio capita al personaggio di Taxi Driver».
I punti di riferimento professionali di DiCaprio sono - confessa - Robert De Niro, James Dean, Montgomery Cliff. «Ho cominciato presto, a 15 anni, e loro erano, come sono ancora, i miei eroi a cui guardare. Devo dire che forse ci vorrà una vita per raggiungerli, io comunque da parte mia non mi sento mai arrivato. Cosi quando interpreto un ruolo sono sempre molto nervoso e penso sempre che avrei potuto fare di più». E chiude con una riflessione sul denaro: «È utile e importante ma non compra la felicità. D'altronde non si può avere più di tanto. Credo sia importante avere una felicità senza troppi eccessi.
Scorsese invece riconosce come in questo film abbia guardato a registi come Lang, Samuel Fuller, Murnau: «C'è sempre stata una forte presenza del cinema tedesco nella mia cinematografia. Non a caso ho fatto vedere al cast prima delle riprese Laura (Vergine) di Otto Preminger e Le catene della colpa di Jacques Tourneur».
Al suo quarto film con DiCaprio dice il regista premio Oscar: «Abbiamo ormai raggiunto la più profonda fiducia e chissà dove potremmo ancora arrivare insieme». E le paure di Scorsese? «Convivo con la paura quotidianamente. E questo purtroppo il mondo che erediteranno miei figli e questo mi preoccupa molto e mi fa davvero paura».
