L'anarchico della musica che sfidava il perbenismo
INDIMENTICABILE. Il «maestro Sgrendena» animò la scena in paese fino al 1969, dopo aver passato indenne anche gli anni del fascismoBruno Sprea insegnò a suonare a centinaia di giovani. Famosa la guerra dei cinema: rubava al prete i film sui santi e metteva in scena le soubrettes
Bruno Sprea (1892-1969)| I musicisti del gruppo Floreal, fondato da Bruno Sprea, negli anni Trenta: lorchestra accompagnava i film muti e allietava feste campestri, organizzate dallo stesso maestro
Tutti i musicanti di San Giovanni Lupatoto che hanno più di cinquant'anni hanno imparato da Bruno Sprea (anche se il suo nome all'anagrafe era Dante), più conosciuto in paese come maestro Sgrendena. Il soprannome alludeva ai capelli lunghi e incolti. Sprea era nato in paese nel 1892. Fondò e gestì orchestre, gruppi musicali, sale di cinema e di spettacoli. Ebbe centinaia di allievi, anche dai paesi vicini. Era uno spirito anarchico, pieno di inventiva. Fu anche direttore della banda musicale del cotonificio Festi Rasini. Si ricordano ancora le sue esibizioni: in un concerto della banda sul sagrato della Madonnina lasciò la direzione, salì sul campanile e da lì, quando la musica imitava il canto di un uccello, suonò l'ottavino, strumento che aveva suonato anche nell'orchestra dell'Arena.
«Abitava in una piccola casa che si raggiungeva scendendo da un vicoletto selciato di sassi, a fianco del vecchio cinema Ideal, dove oggi c'è la pizzeria», ricorda Luigino Renon, fisarmonicista e compositore che fu suo allievo dal primo dopoguerra e gli fu vicino fino alla morte, avvenuta nel 1969. «Lì cominciò a far cantare il coro parrocchiale, poi si spostò in via Madonnina e in via Carso, dove oggi c'è la tappezzeria, infine in via Matteotti». Nel 1921 il maestro Sprea aprì in piazza Umberto I una sala che chiamò Floreal. Era concorrenza aperta all'altro cinematografo, avviato da don Luigi Boscaini. La polemica fu aspra: il parroco dal pulpito vantava la programmazione del suo cinema Sociale. Sprea ribatteva che «anche al cinema parrocchiale c'è buio e il pubblico dei due sessi è frammischiato». Non mancavano i colpi bassi. Riferisce Renon: «Il maestro mi raccontava che, quando andava a prenotare le pellicole, soffiava al parroco tutte le vite dei santi. Poi Sprea nascondeva nel cassetto le agiografie cattoliche e al Floreal metteva in scena le soubrettes, scatenando le reprimende di don Boscaini».
La guerra dei cinematografi fu tanto combattuta che nel 1932 si tentò un armistizio: sono documentati contatti fra il parroco e Sprea, per arrivare a una gestione unificata delle due sale. Ma Sprea aveva be altri problemi: guai con le autorità fasciste, che mal sopportavano un irregolare come lui. Quando scoppiò la guerra, Sprea si decise a cambiar aria, per non passare guai seri, e si trasferì a Cogollo. Lì conobbe Berto, lo scultore del quale aveva appesa in studio una mosca di ferro battuto che sembrava vera.
La vita di Sprea fu segnata dalla morte del figlio Brunetto nella ritirata di Russia. Fra il 1957 e il 1958 diresse molti concerti del gruppo Floreal — era affezionato a questo nome, già scelto per il suo cinema — che annoverava 17 musicisti. Era un uomo di grande cuore. Spesso impartiva lezioni gratuitamente. «Mi comprò una fisarmonica che costava 95mila lire, somma che gli rimborsai in non so quante rate», ricorda Renon. «Una fisarmonica che ho ancora e che ho fatto restaurare di recente». Un gruppo musicale porta ancora il nome di Sprea e molti in paese chiedono che gli sia intitolata una via.
Renzo Gastaldo
