Il defibrillatore salva il podista

L'EMERGENZA. Ieri mattina alle 7.30 un vicentino di 48 anni è stato improvvisamente colpito da infarto a parco Querini
I soccorsi sono stati rapidissimi e l'uomo adesso è fuori pericolo
17/07/2012
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Alcuni sportivi durante l'allenamento: ieri un uomo si è sentito male ed è stato salvato dal Suem. ARCHIVIO

È stato tutto rapidissimo: il malore che lo ha fatto accasciare a terra, la richiesta dei soccorsi, l'arrivo dell'ambulanza, la scarica del defibrillatore. Forse sarebbero bastati un paio di minuti di ritardo nell'arrivo dei medici per non riuscire a salvarlo. Invece, fortunatamente, Eugenio Schiarante si è ripreso e le sue condizioni sono gradualmente migliorate nel corso della giornata di ieri tanto che, in serata, sarebbe stato giudicato dai medici fuori pericolo. LA CORSA. Amante dello sport, in forma e senza nessun problema di salute. Niente che lasciasse presagire un arresto cardiaco con febrillazione ventricolare. L'uomo, che ha 48 anni e vive a Vicenza, pratica almeno due ore di attività fisica al giorno. Ieri doveva essere un allenamento come tanti. Stava bene e, alle 7.30, è arrivato a parco Querini per fare un po' di jogging. Aveva appena iniziato a correre quando, all'improvviso, ha avuto un arresto cardiaco. È stato tutto talmente rapido che non ha fatto in tempo né a sedersi né a chiedere aiuto. È caduto a terra, sbattendo con violenza il viso al suolo. L'ALLARME. Per fortuna Schiarante non era da solo. In quel momento, al parco, c'erano altri sportivi che stavano correndo e che si sono subito accorti che l'uomo non era stato colto da un malessere passeggero. È stato chiaro che la situazione era disperata. Senza perdere tempo hanno dato l'allarme al 118 cercando di spiegare, con maggior precisione possibile, quanto era accaduto. L'intervento dell'ambulanza è stato rapidissimo. Il San Bortolo dista a poche centinaia di metri dall'area verde e, in appena tre minuti, il personale sanitario è riuscito a raggiungere il paziente. IL DEFIBRILLATORE. Rapidità dell'intervento e pure disponibilità dei mezzi di soccorso adeguati. I medici, accertato che Schiarante era stato colpito da un infarto, hanno subito utilizzato il defribillatore. La prima scarica sarebbe stata decisiva. Sembra che, al loro arrivo, sul paziente non fosse percepibile al polso il battito cardiaco e che, proprio grazie all'utilizzo del defibrillatore questo sia subito ripreso. Intubato sul posto lo sportivo è stato dunque trasportato nel reparto di rianimazione del vicino ospedale. Con il passare delle ore le sue condizioni, benché critiche, sono andate migliorando e in tarda serata l'uomo sarebbe stato giudicato fuori pericolo. Difficile non pensare, dopo quanto accaduto ieri a parco Querini, alla tragedia che ha colpito lo sport qualche mese fa. La morte del giocatore Piermario Morosini continua a far discutere perché nel caso del giovane non fu usato (benché ce ne fossero non uno, ma addirittura due disponibili in campo) alcun defibrillatore. Nelle scorse settimane è emerso che è stata una cardiomiopatia aritmiogena a stroncare la vita del calciatore durante la partita Pescara-Livorno. Lo ha evidenziato la perizia chiesta dalla Procura di Pescara: si tratta di una malattia di probabile origine genetica che produce aritmie ventricolari. La cardiomiopatia aritmiogena è considerata la causa più frequente di arresto cardiaco negli sportivi di alto livello. La polemica, però, non si è placata. «Non credo ci siano responsabilità da parte della medicina sportiva, ma resto dell'avviso che forse con un defibrillatore avrebbe avuto qualche chance in più di salvarsi». Questo quanto più volte ripetuto da Cristina Basso, perito di parte della famiglia di Piermario Morosini.

Claudia Milani Vicenzi

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