Il maresciallo dei Cc si difende con forza «Rapporti regolari»
INCHIESTA. Interrogato ieri dal giudice«Non c'è violazione del segreto Soldi e sgombero non c'entrano»
«Non ho violato alcun segreto d'ufficio e non ho commesso alcuna azione illegale. Lo dimostra il fatto che io stesso per primo avevo parlato di questa vicenda davanti al giudice, perchè non avevo nulla da nascondere. I soldi che mi sono stati dati come prestito e la promessa di sgomberare l'appartamento sono due vicende diverse, scollegate fra di loro». Il maresciallo dei carabinieri Massimiliano De Giorgio, 41 anni, residente a Thiene, si è nascosto ieri mattina dietro al suo legale mentre si recava in tribunale per farsi interrogare dal giudice Furlani. Il gip nei giorni scorsi ha emesso a suo carico la misura dell'obbligo di dimora a Thiene, la seconda in poche settimane; il pubblico ministero Alessandro Severi aveva sollecitato gli arresti domiciliari per il sottufficiale della stazione di Vicenza, ora sospeso dal servizio. De Giorgio era accusato, sulla scorta dell'indagine dei suoi colleghi del nucleo investigativo, di rivelazione e utilizzo per scopi personali di notizie riservate. Aveva ricevuto la denuncia di un vicentino che voleva sfrattare degli stranieri da un suo appartamento di Gallarate. De Giorgio si sarebbe offerto di risolvere lui il problema con un amico (che aveva contattato raccontandogli della denuncia: di qui la rivelazione del segreto) e chiedendo al vicentino un prestito da 3 mila euro. Vicenda avvenuta in contemporanea con l'asserita tentata concussione e violenza sessuale a una vicentina. Ieri il carabiniere, assistito dagli avv. Lucio Zarantonello e Leonardo Maran, si è difeso con forza. «La notizia della denuncia non è segreta. Il fatto che l'appartamento fosse occupato abusivamente da stranieri lo sapevano decine di persone, il vicentino aveva bussato a tantissime porte. Secondariamente, io mi sono offerto di aiutarlo e ho chiesto ad un amico kosovaro di accompagnarlo a Gallarate per dire bonariamente agli stranieri di andarsene, perchè ora l'appartamento lo avrebbe occupato lui regolarmente. I 3 mila euro li ho chiesti e ricevuti in prestito, tanto da consegnare una ricognizione di debito. Non era il “pagamento” del mio piacere per lo sgombero, era un favore». La difesa ha chiesto la revoca della misura. D.N.
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