Il bilancio della società era chiaro
durante la trattativa per la cessione

IL BRACCIO DI FERRO. Dopo 13 anni scoppia un contenzioso in tribunale che vede opposti palazzo Trissino e la sua ex società, venduta per costruire il nuovo teatro

L'azienda chiede al Comune la restituzione di utili assegnati nel 1999 quando era municipalizzata e di tasse sui dividendi imposte dalla Ue nel 2002
MASSIMO PECORI
02/02/2012
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La vecchia sede della Centrale del Latte in via Medici, quando era di proprietà comunale. COLORFOTO

Latte amaro a palazzo Trissino. Una maxi richiesta di risarcimento per 5 milioni di euro è al centro di un braccio di ferro tra Comune e Centrale del Latte. La notizia è trapelata ieri al termine della riunione di giunta. L'assessore agli Affari legali Massimo Pecori ha infatti presentato una delibera per resistere in giudizio nel contenzioso proposto dalla Centrale del latte per una vicenda che affonda le radici alla fine degli anni Novanta. Tre amministrazioni e tredici anni dopo, esplode la lite davanti al giudice. LA DELIBERA. Il pomo della discordia è il provvedimento con cui il 20 dicembre 1999 l'assemblea dei soci della Centrale del latte assegnò al Comune utili per 8 miliardi e mezzo di lire. Una traduzione approssimativa nel nuovo conio porta il conto a 4 milioni e 390 mila euro. All'epoca l'azienda era di proprietà del Comune, guidato dalla giunta Hüllweck. L'obiettivo del centrodestra era mettere in vendita la società e utilizzare i fondi ricavati per costruire il nuovo teatro. La delibera sfruttò una normativa nazionale favorevole alle municipalizzate, che consentiva agevolazioni fiscali su Irpeg e Ilor in relazione agli utili maturati tra il 1996 e il 1999. BRUXELLES. Nell'aprile 2002 si perfezionò la cessione dell'azienda alla Centrale del latte di Torino per 23 milioni di euro. Tre mesi dopo, il 5 giugno, la Commissione europea bocciò le agevolazioni fiscali concesse nel 1999 alle aziende municipalizzate, in contrasto con i principi della concorrenza nel mercato comunitario, cancellando la normativa italiana. I nodi vennero poi al pettine nella primavera 2007, quando l'Agenzia delle Entrate ordinò un accertamento fiscale, verificando che non erano state pagate le imposte sugli utili distribuiti otto anni prima. Inizia così una battaglia legale che vive in questi giorni il suo apice con lo scontro davanti al tribunale di Vicenza tra la Centrale del Latte, oggi completamente in mano ai privati, e il suo vecchio proprietario pubblico. ACCUSA E DIFESA. Il primo round del contrattacco ha visto la Centrale del latte soccombere davanti alla commissione tributaria di Venezia. Quelle imposte vanno pagate. Sì, ma da chi? Da chi era alla guida della società all'epoca della distribuzione degli utili o da chi è subentrato successivamente, non ha beneficiato di quei presunti sgravi e ora si trova addirittura a pagare un conto salato? La tesi dei privati si aggrappa agli avvisi con cui la Commissione europea aveva messo in guardia il governo italiano sin dalla fine degli anni Novanta sul rischio che quelle agevolazioni venissero ritenute illegittime. Le società che avessero scelto di servirsi di quella norma sub judice avrebbero dovuto tutelarsi accantonando nelle poste di bilancio una somma utile a coprire l'eventuale “buco” nel caso in cui gli sgravi fossero stati cancellati. Per questa ragione, la Centrale del latte chiede la cancellazione della delibera del 1999 con la restituzione degli utili e il pagamento a spese del Comune delle imposte non versate all'epoca. In tutto, oltre 5 milioni di euro. L'amministrazione Variati ha scelto di opporsi a queste pretese. la parola d'ordine a palazzo Trissino è prudenza, ma l'assessore Pecori anticipa la tesi difensiva: «Tutte le imputazioni sono riferite a operazioni ben evidenti nei bilanci della società, che vennero accuratamente analizzati nel corso della trattativa per la cessione. Ognuno dei protagonisti era consapevole di azioni svolte alla luce del sole».

Gian Marco Mancassola

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