Quel vento killer di senzatetto

SOCIALE. Sono le prime vittime del super freddo, una “rete salvavita” di Caritas con Croce Rossa e servizi assistenziali
Aperti ricoveri notturni e albergo cittadino anche oltre la capienza Il pronto soccorso si prepara «Anziani, cadute e ipotermie»
02/02/2012
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Un senzatetto riceve aiuto

È inversamente proporzionale: calano i gradi, aumenta l'emergenza sociale. Che significa tutte quelle persone senza casa, che vivono arrangiandosi, in case fatiscenti e senza riscaldamento. Niente di nuovo, per gli addetti della Caritas cittadina: già alle prese con la normale assistenza invernale ai senzatetto, si preparano all'emergenza siberiana. Visto che quasi tutti quei 100 morti seminati in Europa dal vento gelido sono persone senza fissa dimora. «Siamo già al massimo della capienza con i 65 posti letto di contrà Torretti - spiega Mariagazia Bonollo dell'ufficio stampa -, più alcune donne ospiti nelle parrocchie. Ci sono le liste con le prenotazioni, ma se dovesse esserci necessità non si lascerà all'aperto nessuno. Qui parliamo di una questione salvavita. E poi siamo sempre in contatto con l'albergo cittadino (60 posti: ndr). In più ci sono le unità di strada che escono a vedere se chi dorme fuori ha bisogno». Come quelle della Croce Rossa. Senza scordarsi, dice Bonollo, che il servizio di assistenza è nato circa 12 anni fa quando proprio dopo la morte di un senzatetto l'allora vescovo diede l'ordine di aprire le porte di notte perché «qui a Vicenza non deve accadere». C'è poi il “terzo polo” dell'assistenza. Diretta, ma a volte qualcosa di più: il pronto soccorso dell'ospedale San Bortolo. Che oltre a gambe rotte e teste ammaccate causa voli sul ghiaccio si occupa anche dei senzatetto semiassiderati. «Non abbiamo mai rifiutato chi ha bisogno - dice il primario Vincenzo Riboni -, anche al di là dell'emergenza medica. Anche perché lavoriamo in accordo con la Caritas e la rete cittadina di assistenza». Insomma il barbone ricoverato non viene ributtato fuori ma gli si trova una sistemazione sicura. Almeno per la notte. Spiega sempre Riboni: «Ghiaccio a parte, che caso mai metterà più in crisi l'ortopedia, il problema sono le persone sole. Per questo assieme alla geriatria e ai distretti sanitari abbiamo creato dei percorsi rapidi di inserimento temporaneo negli istituti di riposo». L'anziano solo cade, passa dal pronto soccorso e trova ospitalità per qualche tempo in un pensionato. Cosa porterà il vento siberiano? «Traumi da caduta, ipotermie e patologie cardiache da freddo. L'invito è quello di stare attenti e restarsene a casa. E dovremo prepararci anche alle classiche intossicazioni da monossido di carbonio, quando arriva il grande freddo la gente usa tutti i tipi di stufe». Ma Buran deve arrendersi: non è il più cattivo. «Fa molti più danni il “fai da te” in casa - dice Riboni -. Quello sì che ci riempie i letti».AL.MO.




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