Presa la banda dei 13 giostrai

L'INCHIESTA. Il gruppo di malviventi accusati di 17 colpi in gioiellerie e banche in Veneto. Due nomadi domiciliati a Rosà
Arrestati per i colpi tra Venezia, Treviso e Padova. Per il "gagio" Stefano Cervellin ruolo chiave
29/12/2011
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Le immagini riprese durante la feroce rapina al gioielliere Pendini

C'erano anche tre bassanesi nella banda dei 13 giostrai che tra il 2010 e lo scorso novembre ha seminato il panico tra Venezia, Padova e Treviso. Il loro curriculum è 22 colpi tra rapine e furti messi a segno in poco più di un anno e un bottino di circa un milione di euro.
Tra tutte le azioni, la più eclatante porta la data dell'11 agosto del 2010, compiuta a danno della gioielleria Pendini di Jesolo, conclusa con un bottino di 450 mila euro e con un pestaggio che aveva ridotto il titolare in fin di vita. Con la maxioperazione coordinata dal capo della mobile di Venezia Marco Odorisio che ha portato a eseguire gli arresti su ordinanza di custodia tra le province di Verona, Venezia, Padova e Vicenza, anche per il terzetto bassanese, difeso dall'avv. Elena Peron, si è aperta la porta del carcere.
I tre finiti nella rete sono Stefano Cervellin, 36 anni e autentico pezzo grosso dell'organizzazione criminale, Diego Dell'Innocenti, 61 anni, originario di Cavarzere ma domiciliato a Rosà e la figlia Evelin, 34 anni, residente sempre a Rosà. Cervellin, il cui arresto nell'estate del 2010 ad Asiago ha dato il la alla ricostruzione delle attività criminose della banda, era già in carcere a Vicenza. Per gli altri due, invece, gli uomini del commissariato di Bassano, al comando del vicequestore David De Leo, hanno dovuto attendere il cuore della notte. L'operazione è scattata attorno alle 3 concludendosi un'ora più tardi a casa dei Dell'Innocenti con la notifica delle misure cautelari (carcere per il padre, arresti domiciliari per la figlia), il sequestro di una Renault Clio, molto probabilmente utilizzata nell'attività di collegamento tra i vari rami della banda e di alcuni indumenti usati durante le rapine. Dalla ricostruzione delle forze dell'ordine è emerso che Cervellin (il gagio, termine che indica una persona che non è rom), era una delle "menti" del gruppo, e che a lui era di regola affidata la fase operativa più rischiosa. Gli spettava il compito di entrare nei luoghi presi di mira, fingendosi cliente. Poi era seguito dai complici che portavano a termine il colpo. L'operazione, poi, si concludeva con una fuga precipitosa in moto. Alle donne del gruppo, tra le quali la Dell'Innocenti, spettava il compito di "ripulire" le banconote rubate, organizzando compravendite di automobili e moto di grossa cilindrata o convertendo il denaro in oro. In più le ragazze tenevano i contatti tra le diverse cellule della banda, lavorando come portaordini.

Lorenzo Parolin