Scandalo cimiteri in 20 Comuni
IL CASO. L'indagine avviata nel Veronese coinvolge il Vicentino dove la Gestione Nicolini ha vinto numerosi appaltiAlcune salme riesumate non sarebbero state trattate regolarmente ma abbandonate L'ipotesi: vilipendio di cadavere
Si allarga nel Vicentino lo scandalo cimiteri scoppiato nelle scorse settimane nel Veronese. Dopo il controllo compiuto dalla polizia stradale ad Arzignano, dove sono state poste sotto sequestro tre piccole porzioni del camposanto, sono una ventina le amministrazioni comunali che tremano e altrettanti i sindaci che si stanno interrogando.
Tanti, infatti, hanno stipulato un contratto apposito con la "Gestione Nicolini srl" di Verona per l'attività di esumazione delle salme sepolte da almeno vent'anni.
L'INCHIESTA. A metà luglio, il pubblico ministero scaligero Valeria Ardito aveva avviato un'indagine nei confronti di Diego Nicolini, titolare della società con sede a Verona. I residenti nelle vie limitrofe lamentavano infatti da tempo che dalla sede della ditta arrivassero odori nauseabondi. Durante un controllo compiuto dalla polizia stradale erano state trovate sei salme - si scoprì successivamente che erano state esumate da un cimitero del Padovano - lasciate in un container frigo non funzionante. Scattò l'inchiesta per smaltimento irregolare di rifiuti e per gli odori (l'ipotesi di reato è il "getto pericoloso di cose").
VILIPENDIO. In una seconda fase, la procura ha contestato a Nicolini anche il vilipendio di cadavere. Dopo il rinvenimento delle sei salme, infatti, il pm fece intervenire Ulss e Arpav e fece trasferire i cadaveri, allungando la lista delle accuse perchè erano deposti sopra un cartone nel container sotto il sole. Inoltre, vennero trovati dei materiali trattati secondo l'accusa in maniera non conforme da parte dell'azienda che si occupa di servizi cimiteriali e di pulizia. Durante il blitz della polizia stradale, venne sequestrata l'azienda e le tonnellate di terriccio (derivante da scavi nei cimiteri per il recupero delle salme sepolte da decenni) era stato analizzato da un'èquipe incaricata dalla procura. Quando i corpi non sono mineralizzati la legge impone la cremazione e il recupero delle ceneri affinchè vengano nuovamente inumate. Ma la "Nicolini" non lo avrebbe fatto in tutti i casi. La procura vuole vederci chiaro sulle modalità con cui la ditta gestiva le salme esumate in attesa di cremazione.
NEL VICENTINO. La polstrada scaligera, con la collaborazione della polizia provinciale berica e della polizia locale, nei giorni scorsi aveva compiuto un controllo ad Arzignano, dove sono scattati dei sequestri.
Ma sono una ventina - in tutta la provincia berica - i Comuni in contatto con la società veronese, perchè negli ultimi anni le hanno affidato dei servizi. E ora l'indagine potrebbe riguardare anche quelle amministrazioni.
RESPONSABILITÀ. La procura scaligera al momento non ipotizza responsabilità a carico degli amministratori comunali, ma è uno scenario tutt'altro che di là da venire, visto che gli inquirenti non escludono che qualcuno dovesse controllare l'operato della "Nicolini"; in questo caso, il reato sarebbe quello di omissione in atti d'ufficio. Fra l'altro, infatti, durante queste settimane di indagini la polizia ha scoperto nel cimitero di Grezzana, nel Veronese, in un'area attraverso la quale passavano anche i parenti dei defunti (e destinata ai "non decomposti", che andrebbero ridotti in alcune cassette e risepolti), delle ossa, vestiti, parti di bare. Di qui l'accusa di deposito incontrollato di rifiuti. E a Lugo, sempre nel Veronese, è stata sequestrata un'area con rifiuti cimiteriali non depositati. «È impossibile stabilire chi non abbia svolto il proprio dovere, visto che spesso in precedenza i servizi erano affidati ad altre società», hanno ribattuto i legali di Nicolini, gli avv. Costantini e De Massari. L'indagine è comunque ancora lontana dalla chiusura.
Diego Neri
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