Mix di cultura e sapori per la Festa dei popoli

INTEGRAZIONE. Bepi De Marzi fa cantare “Fra Martino campanaro”
Piatti e danze tradizionali da ogni parte del mondo ieri per l'appuntamento delle comunità straniere
12/06/2011
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Il pubblico alla manifestazione a San Giuseppe. COLORFOTO

Il profumo di cibi speziati asiatici si mischia a quello dei dolci al cocco. Gli scatenati ritmi africani si alternano alle armonie che accompagnano i movimenti dei monaci Shaolin e alle travolgenti danze indiane in cui si esibiscono due ragazze in costumi tipici.
È una girandola di colori, sapori e musiche la Festa dei Popoli di S. Giuseppe, che ha messo uno accanto all'altro stand provenienti dal Bangladesh e dalla Costa d'Avorio, dall'Algeria e dalla Serbia. È un momento di festa, tra uno spettacolo e l'altro, ma anche di conoscenza e riflessione, e allora se nei banchetti ognuno mette in vendita le specialità della propria terra o abiti ed artigianato tipico, l'associazione tunisina proietta a ciclo continuo un video sulla rivoluzione nel proprio paese. «Noi abbiamo la famiglia a Tunisi - racconta Yachar Mejri - e quando ci sono state le rivolte eravamo abbastanza preoccupati, poi però siamo riusciti a contattarli. Adesso raccontano che si trovano meglio e che le acque si sono calmate».
Tra le esibizioni c'è anche la consegna dei diplomi a chi ha preso parte al corso sul microcredito. Tra loro molte donne, come Nina Ouattara, dalla Costa d'Avorio. «Ho partecipato perché voglio aprire un negozio per vendere i prodotti della mia terra, che qui non sono conosciuti» spiega.
Tra i corsisti c'è anche Ousmane Condè, presidente dell'Unione immigrati, felicissimo per il tempo che ha graziato la manifestazione. «Siamo stati fortunati, mi dispiace solo che questa mattina ho detto di no ad alcune comunità che volevano esibirsi, perché pensavo di dover spostare la festa dentro, dove al massimo possono starci 250 persone. L'anno prossimo recupereremo a Campo Marzo».
Ospite d'onore della giornata, tra uno scatenato gruppo di nigeriani e uno del Burkina Faso, è Bepi De Marzi, che dirige i presenti in "Fra Martino campanaro", «visto che vogliono trasformare il Veneto in campanili, diventati simbolo della divisione, mentre noi vogliamo solo la campana dell'amore». E le ripetizioni le dedica al sindaco di Gallio «che non sa suonare le campane, quindi lo mandiamo al mare», e al quale vorrebbe restituire la cittadinanza onoraria, e «alla sindaca di Montecchio Maggiore, specialista in panini senza niente e bicchieri d'acqua ai bambini». M. E. B.